Prisoners

Hugh Jackman, Jake Gyllenhall e la sottile linea della giustizia

Alleluja. È sempre una gioia vedere un film che mantiene il suo titolo originale, senza traduzioni o storpiature. È il caso di Prisoners, un thriller dal sapore antico diretto da Denis Villeneuve e splendidamente interpretato dalla coppia Hugh Jackman - Jake Gyllenhall. Ma se proprio volessimo inserire un sottotitolo, opterei per Né vincitori né vinti.

TU COSA FARESTI?
- Dopo la candidatura all'Oscar nel 2011 con Incendies (in Italia, La donna che canta), Villeneuve ritorna con una pellicola coinvolgente che non risparmia nessuno. Nei sobborghi della Pennsylvania due bambine scompaiono nel nulla gettando nella disperazione le rispettive famiglie. La storia procede su strade per nulla parallele: da un lato la reazione a tratti estrema di uno dei padri (Hugh Jackman, che fa la sua figura anche senza gli artigli da Wolverine). Dall'altro, l'investigatore che si occupa del caso (l'ex Donnie Darko Jake Gyllenhall). I suoi tic facciali rendono la visione ancora più disturbante di quanto non lo sia già. Senza dimenticare il resto del cast, in primis Paul Dano (Little Miss Sunshine, Ruby Sparks), il presunto assassino lasciato in libertà per mancanza di prove e che subirà atroci torture da parte dei genitori delle bambine.

DUBBI E COMPLESSITÀ "Ciascun personaggio è in un modo o nell'altro un prigioniero: delle circostanze, delle proprie nevrosi, della paura", ha dichiarato il regista canadese. "Ciascuno deve confrontarsi con la propria prigionia, combattere e trovare la propria via d'uscita. La bellezza di Prisoners sta proprio nella sua complessità in cui nulla è solo o bianco o nero e dove tutti possiamo facilmente immedesimarci". Due ore e mezza di pura tensione che cattura lo spettatore e fa crollare ogni certezza, soprattutto quella religiosa, tema cardine del film. E non bastano alcuni prevedibili passaggi a minarne l'ottimo esito. Pollice su.

Da giovedì 7 novembre al cinema.
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