Oblivion

Nel kolossal di Joseph Kosinski, Tom Cruise ripara droni e strizza l'occhio a Wall-E

In un trend hollywoodiano fatto di sequel o di remake, l'arrivo di Oblivion, del regista Joseph Kosinski (Tron: Legacy) sembrerebbe pura manna dal cielo. Ma quanto di realmente nuovo c'è dietro? Ispirandosi a una sua graphic novel, Kosinski mette in scena un kolossal dal grande impatto visivo. In una Terra moribonda e desolata per via di un attacco alieno, il riparatore di droni Jack Harper, Tom-50AnniENonSentirli-Cruise, è uno degli ultimi umani rimasti a coordinare le estrazioni delle risorse vitali terrestri. Una missione che gli ha imposto la cancellazione della memoria, da qui l'oblio del titolo. Ma presto tutte le sue certezze sono destinate a infrangersi.

PRO E CONTRO - I pregi del film sono tanti: i robot, le navicelle e il monolito finale, così come le scenografie e le musiche firmate M83, altamente spettacolari e ben curate. La venatura thriller di alcune sequenze cattura l'attenzione e il prezzemolino Morgan Freeman, nonché il duo femminile Olga Kurylenko (Quantum of Solace) e Andrea Riseborough (W.E.), ben supportano il bel Tom. Ma i contro? Un protagonista che fa il verso a Wall-E (la citazione sugli spazzini è chiara) e continui rimandi a cult come 2001:Odissea nello spazio e Mad Max o ai più recenti Matrix e Moon rendono la pellicola meno originale del previsto. Gli innumerevoli colpi di scena non sempre convincono, per via di un script a volte confusionario e incongruente. Si tratta forse di una scelta voluta da Kosinski? In pellicole del genere disseminare dubbi e lasciare spesso a libere interpretazioni dello spettatore rende "fighi" (Kubrick docet). Sarà. Resta comunque un ultimo grande mistero da svelare: qual è l'elisir d'eterna giovinezza usato dal fascinoso Cruise? Dall'11 aprile al cinema.
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