Nymphomaniac Volume 2

Sembra sesso ma non è (solo). Capitolo finale del film controverso di Lars von Trier

Dopo tre settimane di attesa, ecco Nymphomaniac Volume 2, capitolo conclusivo del lunghissimo film (ancora di più nella versione integrale non censurata) del danese Lars von Trier. Ritroviamo dunque la sua eroina, Joe (Charlotte Gainsbourg), là dove l'avevamo lasciata: a raccontare le sue avventure di ninfomane al fedele ascoltatore Seligman (Stellan Skarsgard).

SEMPRE PI
Ù IN BASSO - Il racconto riprende dall'impasse in cui incappa la protagonista che, proprio quando sembra aver trovato l'amore in Jerôme (Shia LaBeouf), "perde" l'orgasmo. Andrà a cercarlo nel solito balletto di incontri più o meno fortuiti con la benedizione del compagno, conscio dell'ossessione della donna e della propria incapacità a soddisfarla. Nel frattempo la coppia ha un figlio, ma Joe è ormai in balìa della ninfomania, che la porta a scoprire esperienze sadomaso col sadico K. (Jamie Bell, avete presente Billy Elliot?). Per scelta, la nostra Joe si troverà impegnata in affari criminali, ma è per una serie di sfortunati eventi che finirà malconcia e battuta nel vialetto buio dove Seligman l'aveva trovata all'’inizio di Nymphomaniac 1.

SEMPRE PIÙ IN ALTO - La struttura narrativa di questa seconda parte non cambia rispetto alla prima: la storia di Joe è divisa per capitoli, con le consuete digressioni colte di Seligman. Le imprese sessuali della donna si fanno più estreme, come anche i dilemmi morali che le accompagnano. Per paradosso, quando Joe scade in bassezze noi la percepiamo più umana, le sue argomentazioni appaiono persino più convincenti. Capacità del regista: il controverso von Trier, che è sì scandaloso, non tanto per una fellatio sbattuta in primo piano, quanto per l’oscenità dei dubbi morali messi in scena senza alcuna concessione all'ipocrisia. Il climax, in questo senso, è il finale: neanche troppo sorprendente in fondo, ma decisamente impietoso. Meritevoli di attenzione le citazioni cinefile e quel gioco metanarrativo che ci fa chiedere: von Trier è Joe o Seligman? Forse è entrambi. E forse lo siamo anche noi.

In sala dal 24 aprile.
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