Noah

In sala arriva il kolossal di Darren Aronofsky con Russel Crowe nei panni del biblico patriarca

Darren Aronofsky, il regista americano de Il cigno nero, si cimenta ora con Noah, una mega produzione Paramount che racconta l'impresa salvifica di Noè (impersonato da Russel Crowe) e della sua arca: quanto basta per creare una pioggia di polemiche che neanche il Diluvio Universale. A storcere il naso è la comunità di religiosi, cattolici, ebrei e musulmani, come forse ogni qualvolta un pezzetto di libro sacro incontra il grande schermo. Ribrezzo dai cultori del cinema d'essai ("Dagli, al Kolossal!") e perplessità per tutti gli altri, quelli che si chiedono: perché proprio Noè? Ci saranno anche i due liocorni?

LA STORIA - L'episodio narrato nella Bibbia e nel Talmud è noto, benché rivisitato con qualche licenza. Il mondo è corrotto, violenza e sangue scorrono a fiumi, solo un uomo si sottrae alla corruzione: Noah, discendente di Set, nipote di Matusalemme (Sir Anthony Hopkins). A lui il Signore rivela il suo piano: inondare la Terra per purificarla e ricominciare da capo. A lui spetterà mettere in salvo gli innocenti: gli animali, una coppia per specie. Ma gli uomini? I discendenti di Caino, guidati dal feroce Tubal-Cain, non ne vogliono sapere di lasciarsi travolgere dalle acque e daranno battaglia per salire sull'arca. E la famiglia di Noah non è meno inquieta: se Sem può contare sull'amore di Ila (Emma Watson), Cam non accetterà di restare solo per il resto dei suoi giorni. Naameh (Jennifer Connelly), la moglie del vegliardo, ha più di un dubbio, mentre lo stesso Noah rasenterà la follia con pericolose conseguenze. Quando l'arca salperà, le minacce e i rancori saranno a bordo insieme al gatto, al topo e all'elefante.

PRO E CONTRO - Lo stesso regista ha definito il film "epico". In effetti la pellicola strizza l'occhio alle declinazioni cinematografiche del genere, al fantasy in primis: nelle ambientazioni, nei costumi, nelle atmosfere e in alcuni personaggi (Matusalemme o i giganti di pietra che compaiono nella prima metà del film). Benché scivoli talvolta nella noia o (peggio?) nel ridicolo, val la pena parlare dei suoi punti di forza. La complessità dei personaggi, tanto per cominciare. Scordatevi l'eroe virtuoso tutto d'un pezzo: i tormenti dei personaggi introducono a temi etici e religiosi senza scadere nella retorica. E se l'eterna querelle sul libero arbitrio è tutta dentro al conflitto tra Noah e Tubal-Cain, un altro personaggio combattuto è Cam: osservandolo mentre il padre sconfina nel delirio vien da chiedersi se il fine giustifichi i mezzi. Noah è per certi versi un film politico, tanto è dura la denuncia alla distruzione della Terra perpetrata anzitutto dalle razzie umane. Insomma, non è quel filmone superficiale che sembrerebbe, peccato per quegli scivoloni stilistici che ben si prestano a parodie prossime venture.

In sala dal 10 aprile.
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