Liberace (dai pregiudizi)

Con "Dietro i candelabri", Steven Soderbergh racconta la storia dell'artista, interpretato da un grande Michael Douglas

Liberace, chi era costui? Forse ve lo chiederete imbattendovi in Dietro i candelabri, nuovo lavoro di Steven Soderbergh su Valentino Liberace (Michael Douglas). Figlio di immigrati, fu un grande pianista prestato alla showbiz americano: la sua stella brillò per oltre trent'anni e basta visitarne la pagina inglese di Wikipedia per intuire l'impatto che ebbe sull'Entertainment globale. Il titolo si riferisce alla mania dell'artista di porre un  vistoso candelabro di Boemia sul pianoforte con cui si esibiva. Pacchiano, esagerato, kitsch: così era Liberace, nei suoi costumi luccicanti e nei modi (non solo) frivoli.

AMORE E PREGIUDIZI - Il film è tratto dal libro biografico di Scott Thorson (Matt Damon), giovanissimo amante di Liberace, all'epoca sessantenne. Si incontrano a Las Vegas durante gli show del musicista, sul finire degli anni Settanta. Il regista ci presenta da subito lo spaccato sociale dell'epoca, quando le regole non scritte della puritana America e dello star system hollywoodiano relegavano l'omosessualità nell'ombra. Liberace sta al gioco, soddisfacendo un appetito sessuale che, come nel suo stile, è esagerato, pur dichiarando a mezzo stampa la sua eterosessualità. 

UN CAST IMPECCABILEDietro i candelabri è una delizia per gli occhi, figlia della grande cura del regista e del suo staff per i dettagli, dalle scenografie ai costumi, e delle performance del cast. Dai comprimari, Debbie Reynolds in primis, nei panni della madre polacca dell'artista (che alla sua morte dirà: "Sono libero!"), fino ai protagonisti: Matt Damon e soprattutto Michael Douglas. Senza il quale non ci sarebbe stata nemmeno l'idea del film, ispirato dall'imitazione di Liberace che l'attore fece per caso sul set di Traffic (il film che nel 2000 valse a Soderbergh l'Oscar alla regia). 

PLASTICA E PASTICCHE - Sullo schermo scorre l'ossessione americana per l'immagine, che Soderbergh sbeffeggia col personaggio caricaturale impersonato da Rob Lowe: un chirurgo plastico a cui si rivolgono Liberace e Scott. L'uno ne esce con la faccia ben tirata, l'altro con una pesante dipendenza da cocaina e pasticche. La relazione si incrina e lo showman si stanca del ragazzo: tanto generosamente lo aveva accolto, tanto sbrigativamente se ne disfa. Liberace è così: o tutto o niente, perché "Esagerare è meraviglioso!". Intanto arrivano gli anni Ottanta e mentre i giornali titolano la morte di Rock Hudson, anche la pellicola volge al termine, regalandoci un ultimo momento di vita di Liberace. Non poteva essere che un grande, barocco, luccicante spettacolo.

In sala dal 5 dicembre.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati