Gravity recensione film

La legge di Gravity

Alfonso Cuaron firma una moderna odissea nello spazio. Nel cast, Sandra Bullock e George Clooney

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Nella mia personale lista delle esperienze da provare al cinema, posso finalmente spuntare la voce "cercare di schivare un meteorite". Il merito è da attribuire a Gravity, al suo 3D convertito e a una sceneggiatura realistica ed empatica. Fantascienza d'autore che porta la firma del regista messicano Alfonso Cuaron, vincitore a Venezia del premio Future Film Festival Digital Award.

RUMORI SILENZIOSI - A causa di una pioggia di detriti, una semplice missione nello spazio si trasforma in tragedia. La dottoressa Ryan Stone (un'intensa Sandra Bullock) e l'astronauta Matt Kowalsky (un brillante George Clooney) sono gli unici superstiti e devono tentare il difficile rientro sulla Terra. Ma è la gravità del titolo la vera protagonista del film: la sua presenza - o meglio la sua assenza - ci dimostra quanto lavoro abbia richiesto. Il regista de I figli degli uomini ha infatti impiegato circa cinque anni per scrivere e dirigere questa nuova opera, utilizzando persino un velivolo per simulare le scene nello spazio.

MISSIONE COMPIUTA - Il risultato è davanti agli occhi di tutti: scenari mozzafiato, piani sequenza da manuale e suspense al cardiopalma. Non a caso, il battito del cuore della dottoressa Stone è un noise costante che detta il ritmo di ogni scena insieme alla puntuale colonna sonora di Steven Price. Certo, siamo lontani dai concetti metafisici di 2001 Odissea nello spazio, ma Gravity sa affrontare temi primordiali come l'istinto di sopravvivenza e il legame tra la vita e la morte in maniera credibile ed efficace.

In sala dal 3 ottobre.
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