Viaggio in paradiso Recensione

Cinema

L'inferno di Gibson

Viaggio in paradiso: una commedia pulp ambientata tra le mura di un carcere messicano

Mel Gibson ritorna sul grande schermo nei panni di un abile ladro nell'action comedy Viaggio In Paradiso. Un grindhouse movie che serve da riscaldamento all'ex Arma letale per la sua prossima partecipazione in Machete Kills. Ma il vero protagonista del film è il fatiscente penitenziario di El Pueblito, con la sua anima dannata e i suoi disgraziati e pericolosi detenuti.

IL VILLAGGIO DEI DANNATI - Come gli exploitation del collega Robert Rodriguez (Machete), l'opera prima di Adrian Grunberg usa ambientazioni latino americane e numerose sequenze splatter, sebbene con interpretazioni meno estreme. El Pueblito è una poverissima baraccopoli che trasuda disperazione, qui fedelmente ricostruita. Realmente esistita dal 1965 al 2002, la struttura ospitò boss e guardie corrotte divenendo brevemente il centro della criminalità nel paese. Era talmente labile il controllo al suo interno che le stesse famiglie dei detenuti vi si stabilirono indisturbati. Alla sua chiusura si contarono circa seicento "ospiti" esterni, comprese donne e bambini.

LADRO GENTILUOMO - In queste lande ad alto rischio, Mel Gibson è Driver, un rapinatore che dopo un colpo andato male, viene catturato nei pressi del confine messicano e condotto nel temuto carcere. La sua permanenza è però meno dura grazie all'inaspettato aiuto di un ragazzino di dieci anni, un Kevin Hernandez parecchio maturo per la sua età, che sa ben destreggiarsi tra le mura del casa circondariale. Un "western" confezionato a modo, con un'ironica e puntuale voce fuori campo dello stesso Gibson. Pollice su. Da venerdì 1 giugno al cinema.
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