Giovanni Spagnoletti: un po' di cinema tedesco

Nel ventennale della caduta del muro di Berlino, un parere dall'autore di "Oltre il muro. Il cinema tedesco contemporaneo"

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Nell'anniversario dei fatti berlinesi del 9 novembre 1989, come si fa a non notare il titolo Oltre il muro. Il cinema tedesco contemporaneo? Pubblicato da Marsilio (Euro 14,00), porta la firma di Giovanni Spagnoletti, già docente di Storia del Cinema a Tor Vergata e direttore della rivista specializzata Close-Up. Abbiamo pensato a lui per fare due chiacchiere sui film tedeschi più recenti, e avere qualche titolo, utile per ricordare il Muro tra le pareti di casa o per non farsi sfuggire un capolavoro alla prossima rassegna cinematografica.

Professor Spagnoletti, che cosa ha voluto dire il 9 novembre di vent'anni fa per il cinema tedesco?
"Ha significato l'inizio di uno spostamento della produzione cinematografica. Il cinema tedesco occidentale, negli anni della divisione, aveva come quartier generale Monaco, mentre Berlino era alla periferia. Inoltre, i vecchi stabilimenti della Universum Film AG (nota come UFA, aveva prodotto in passato film come Metropolis, n.d.r.), erano stati spostati a Berlino Est. Berlino è tornata a essere il centro nevralgico dopo l'unificazione, negli anni Novanta: lì si sono trasferiti subito i giovani cineasti ed è iniziata l'era del nuovo cinema tedesco".

Ci consigli qualche buon film tedesco recente.
"Good Bye, Lenin!, Le vite degli altri, La caduta, La rosa bianca: tutti hanno avuto grande successo di critica e di pubblico".

Qual è l'elemento che hanno in comune e che magari è stato il motivo di tanta fortuna?
"Tutti negoziano grandi eventi storici del nostro Novecento e questo è certamente una delle ragioni del successo. Il cinema tedesco preferisce parlare della storia del secolo scorso, toccando nodi ancora da sciogliere; lascia un po' da parte argomenti come la disoccupazione o il disagio giovanile, per esempio".

Facendo un confronto con il cinema italiano?
"Da noi l'interesse per la storia recente non forma un filone. Ci sono casi sporadici, come l'ultimo film di Giorgio Diritti presentato a Roma, L'uomo che verrà, sulla strage di Marzabotto. O ancora La meglio gioventù o Buongiorno, notte, ma sono casi isolati, non si può parlare di tendenza".

Torniamo al cinema tedesco: al di là dei successi, quanti film tedeschi arrivano sugli schermi italiani?
"Molto pochi e pochi tra quelli italiani vanno in Germania. I motivi sono diversi: il pubblico tende a credere che il cinema sia solo americano e poi culturalemente negli ultimi anni si dà più attenzione a quel che accade in Corea che non a Berlino".

In che senso?
"L'unificazione dell'Europa è stata monetaria ma non culturale, anzi. La vicinanza si è trasformata paradossalmente in lontananza perchè il vicino è sentito come meno interessante. È una specie di neoprovincialismo non solo italiano, ma europeo: si guarda meno all'estero e quando lo facciamo è per motivi turistici. Non è un caso che la sezione Esteri dei quotidiani sia così bistrattata".

In che situazione versa il cinema tedesco rispetto a quello italiano, dal punto di vista produttivo almeno?
"Gode di un sistema mediatico più forte e di una potenza economica non paragonabile alla nostra. Anche il cinema tedesco riceve forti sovvenzioni dallo Stato: in Europa, senza il sostegno dei governi non è possibile fare cinema. Chi crede il contrario, come Brunetta, non sa di cosa sta parlando".

Può consigliarci qualche film tedesco tra i meno conosciuti che val la pena recuperare?
"Sonnenalee che ha aperto il filone della Ostalgie, cioè della nostalgia per Berlino Est; Coming out che è stato il primo film ad essere distribuito dopo la caduta del Muro, Solo Sunny, l'ultima opera di Konrad Wolf, tra i registi più rappresentativi della DDR. Ci sarebbe però il problema di dove andare a recuperarli!".

Infatti. Una rassegna allo Spazio Oberdan a Milano li ha in cartellone fino al 10 novembre, una volta proiettati però, andare a ripescare questi film è piuttosto complicato. Su Amazon.com i dvd di Solo Sunny, Coming Out e Sonnenalee si trovano, quest'ultimo però senza nemmeno sottotitoli in inglese. La speranza è che presto un festival o una nuova rassegna riportino nuovamente sul grande schermo questi lungometraggi.

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