Fiction o realtà?

"Ai confini del Paradiso" di Fatih Akin, "Il Nascondiglio" di Pupi Avati e "L'Abbuffata" di Mimmo Calopresti

Il viaggio distilla emozioni in Ai confini del Paradiso di Futih Akin, la noia galleggia con Il nascondiglio di Pupi Avati e la spontaneità vince con L'abbuffata di Mimmo Calopresti.

AI CONFINI DEL PARADISO - Il viaggio come riscoperta di sé stessi e del mondo circostante si accampa nelle sequenze intense del bel film di Fatih Akin. Premiato a Cannes 2007 come migliore sceneggiatura, Ai confini del paradiso si sviluppa sulle tracce di due filmografie: da una parte quella tedesca con una rabbia visiva e tematica tipica di Fassbinder; dall’altra quella turca sul filo del rasoio tra neorealismo e documentario. Akin punta a tematiche consoni al suo cinema tra cui la difesa delle proprie radici, il confronto sull’emigrazione, il patriottismo nell’ipotetico passaggio della Turchia nella culla dell'Unione Europea. Due storie parallele (Nejat alla ricerca di Ayten, figlia della prostituta uccisa dal padre; Ayten, ribelle politica, pronta a fuggire in Germania alla ricerca della madre scomparsa) si arricchiscono in maniera lineare, intensa, in uno dei migliori film di questa stagione.

IL NASCONDIGLIO - Tutta colpa della nostalgia canaglia questo immotivato ritorno al cinema di Pupi Avati. Trenta anni dopo La casa dalle finestre che ridono, il regista bolognese si addenta nei meandri pericolosi del thriller psicologico. Il Nascondiglio, girato interamente negli USA, sembra dalle prime sequenze un remake mal riuscito di un thriller americano degli anni settanta, con lo scontato leit-motiv della "casa maledetta". Orrori passati e delitti irrisolti sotto gli occhi di Laura Morante, brava attrice imbavagliata sempre nel solito cliché, annoiano già nella prima parte. Curiosità: nel cast ci sono Burt Young (il fratello di Adriana in “Rocky”) e Chiara Tortorella (figlia del Mago Zurlì).

L'ABBUFFATA - Giocando tra cinema e documentario, fiction e realtà, Mimmo Calopresti rischia in sala con L'abbuffata, storia di tre ragazzi calabresi che cercano di fare un film, con l'aiuto di Diego Abatantuono e Gérard Depardieu. Arricchito da citazioni cinefili e tributi al grande cinema (da Rossellini a Fellini), Calopresti sale in cattedra con una mini lezione sul cinema, puntando il dito contro la tv (le sequenze girate a Cinecittà ricordano L'Intervista felliniana) e confermando ciò che Federico Fellini aveva anticipato più di venti anni fa. Esulta la città di Diamante, nota località balneare calabrese, protagonista di un film emozionante e spontaneo, riuscito anche per la calda fotografia di Pasquale Mari e la colonna sonora mediterranea di Sergio Cammariere. Nel cast c'è un insolito Nino Frassica.   

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