Cinema

Django Unchained

Tarantino omaggia il western a modo suo con una storia d'amore e di schiavitù (e un cast stellare)

Dopo la vendicatrice assassina di Kill Bill e dopo la rivincita degli ebrei di Bastardi senza gloria, Quentin Tarantino ci regala l'atteso Django Unchained, storia di uno schiavo "negro" (il termine, già molto in voga all'epoca, è ampiamente utilizzato dal regista, ndr) che - a due anni dalla Guerra Civile americana - trova la libertà. Sangue e ironia sono il condimento principale di questo film di quasi tre ore: un omaggio ai nostri Spaghetti western, che racconta lo schiavismo americano con la durezza dei toni e dei contenuti che si merita questo argomento così doloroso, e illustra una storia d'amore, senza dimenticare di farsi metacinema.

LA TRAMA - Django (Jamie Foxx) viene liberato dalle catene dal Dottor King Schultz (Christoph Waltz), un cacciatore di taglie che lo usa per arrivare alle sue prossime vittime. Tra i due nasce un'amicizia leale, così che Shultz fa di Django il suo apprendista, per decidere poi di aiutarlo a dare la libertà alla di lui moglie, la splendida Broomhilda (Kerry Washington), ora schiava del sadico Monsieur Candie (Leonardo DiCapriopresso la piantagione di CandylandBroomhilda, nome poetico che, come ci spiega il dottore tedesco in una delle tante scene che omaggiano la Settima Arte, deriva dalla saga epica dei Nibelunghi: per salvarla, il nostro eroe dovrà attraversare territori oscuri (il profondo Sud ultra razzista degli USA) scampando con forza e con astuzia alle sue tremende minacce. Il racconto della nascita di un primordiale Ku Klux Klan si fa esilarante da parte di Tarantino, che pure non esita a mostrare le crudezze dello schiavismo: donne frustate a sangue, uomini dati in pasto ai cani o costretti a uccidersi a mani nude per il sollazzo dei ricchi bianchi. Scene mai gratuite, ma rivelatrici di un moralismo come forse mai prima in Tarantino, che fa montare la rabbia e il senso di ingiustizia nei personaggi quanto negli spettatori.

VIOLENZA, IRONIA E BUONA MUSICA - Dopo tanto sangue versato insozzando il bianco candore del cotone delle piantagioni del Sud, Django e Schultz penetrano nella magione di Monsieur Candie con un inganno degno del cavallo di Troia. Qui troveranno un nemico mefistofelico interpretato da Samuel L. Jackson, tutto sembra volgere al peggio, al ritmo di dialoghi e sparatorie magistrali, salvo poi cambiare rotta ancora una volta grazie all’astuzia di Django (e occhio al cameo dello stesso Tarantino). La colonna sonora mescola Morricone (con Elisa) a John Legend, Luis Bacalov a James Brown, con 2Pac: una commistione improbabile sulla carta quanto spettacolare su grande schermo, se a dirigere c'è Tarantino. Un Autore che non smette di dichiarare il suo amore per il cinema, né di farcene innamorare. In sala dal 17 gennaio.
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