La nutrita filmografia sul baseball statunitense si arricchisce di un altro titolo: Di nuovo in gioco (Trouble with the Curve), esordio alla regia di Robert Lorenz, in sala dal 29 novembre. Un lavoro che si fregia della presenza dell'inossidabile Clint Eastwood, che torna davanti alla macchina da presa per vestire i panni di Gus Lobel, l'anziano scout degli Atlanta Braves.

IL BUON VECCHIO CLINT - Per scovare talentuosi ragazzi da inserire nell'organico, Gus applica un metodo ormai obsoleto: girare i diamanti di tutti gli States per giudicare dal vivo le prestazioni dei giocatori. Roba antica, nell'era dei PC, di internet e delle statistiche. Anche per questo il vecchio è a un passo dall'essere mandato in pensione forzata. Aggiungete un caratteraccio irascibile che ne fa l'Ispettore Callaghan del baseball, nonché una cecità incombente (tenuta segreta alla dirigenza della squadra), e capirete quanta sia la voglia dei Braves di sbarazzarsi di lui. A farcire il cast ci pensano Justin Timberlake (Alphadog, In Time), giocatore fallito e fresco scout con molto da imparare, e Amy Adams (Julie & Julia, Come d'incanto), figlia di Gus e avvocato in carriera, tanto determinata nella professione quanto asettica negli affetti, con un rapporto tutto da ricucire col padre. Nel mazzo abbiamo: un vecchio burbero con un cuore d'oro (che preferisce tenere chiuso in freezer anziché scioglierlo in parole affettuose o in abbracci commossi), il ragazzo affranto in cerca di un mentore, e la ragazza pronta a mandare all'aria una vita apparentemente perfetta per rimettersi in gioco.

CONFRONTI RISCHIOSI - La passata stagione ci aveva regalato un altro film della categoria "baseball su grande schermo": L'arte di vincere (Moneyball). Qui Brad Pitt era il manager di una squadra di perdenti, intenzionato a risollevarla scegliendo i giocatori con lo stesso approccio statistico ("sabermetrico" è il termine esatto) condannato da Eastwood. Il confronto tra i due titoli sottolinea i limiti della pellicola di Lorenz: una trama già vista rappresentata con una narrazione visiva priva di colpi di genio e di scene memorabili, dai toni altalenanti tra la commedia e il dramma, con personaggi stereotipati e situazioni scontate. Eastwood è sempre bravo, ma il pubblico che lo ama sarà felice di vederlo nel ruolo dell'ottuagenario arzillo, rabbioso, ringhiante, capace di suscitare rispetto e una sincera tenerezza? Probabilmente sì, ma non senza una certa, disturbante sensazione di dejà-vu.
© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati