Confermato: in Dallas Buyers Club, tratto dalla storia vera del cowboy Ron Woodrof, Matthew McConaughey è davvero bravo come avete sentito dire. L'interpretazione di un playboy in lotta contro l'AIDS potrebbe valergli l'Oscar come Miglior attore e dunque l'ingresso al club dei premiati dell'Academy, con buona pace di Leonardo DiCaprio, suo più papabile sfidante. Staremo a vedere.

UNA STORIA DI CORAGGIO - "Massimo un mese di vita": Ron non crede alle sue orecchie quando i medici gli comunicano questa condanna. Ma come: proprio lui, che ha visto centinaia di donne passare dal suo letto, si è beccato l'AIDS, "la malattia delle checche", come la chiamano lui e i suoi amici? Subito gli si crea intorno terra bruciata, più desolante della vita già misera che conduce. Ma Ron abbandonerà i fasulli attributi del macho texano per scoprire il coraggio più autentico. Sfidando la diagnosi di morte certa, finirà in Messico dove scoprirà cure alternative a quelle proposte dall'FDA (l'agenzia governativa che si occupa di farmaci e alimenti). Tornato a casa, in società col travestito Rayon (Jared Leto), avvia un commercio di farmaci illegali utili a contrastare il virus. Non è un viaggio edulcorato ma un racconto scandito da molti drammi, compresa la battaglia di Ron al diritto di curarsi con medicine alternative a quelle imposte dalle case farmaceutiche. 


LA VITA, DOMALA SE PUOI - La pellicola è, fin troppo evidentemente, cucita addosso al protagonista, con rammarico per il promettente personaggio di Rayon o quello della dottoressa Eve (interpretato da Jennifer Garner, qui un po' troppo nel mood "madonnina infilzata"). Ciò che rimane di Dallas Buyers Club è il grande e ambiguo ruolo interpretato da McConaughey. Dietro a una maschera di spavalderia e cinismo, Ron rivela il cambiamento umano, la disperazione più profonda, la speranza più cieca, la dolcezza inaspettata. Attenzione all'incipit: un rodeo forse irreale in cui l'uomo cavalca il toro, metafora potente della vita, folle e imprevedibile, ora allegra ora malinconica, portatrice per natura di un impulso vitale che -ironia della sorte- l'indomito Ron ha sempre desiderato domare.

In sala dal 30 gennaio.

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