Cinema-teatro, pop-corn o letteratura?

Sleuth di Kenneth Branagh, Come tu mi vuoi di Volfango De Blasi e I Viceré di Roberto Faenza

La sceneggiatura del Nobel Harold Pinter resuscita in Sleuth di Kenneth Branagh, Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi conquistano il botteghino con Come tu mi vuoi di Volfango De Blasi, e Roberto Faenza torna al cinema con i Viceré.

SLEUTH – I remake sono un'arma a doppio taglio, perché rimettono in gioco errori o successi. Kenneth Branagh solletica la memoria del cinema british d'autore, rileggendo col suo occhio impeccabile Gli insospettabili di Joseph Mankiewicz. Da una parte il carismatico Michael Cane, dall’altra il seducente Jude Law, due animali da "palcoscenico cinematografico" finiti tra le grinfie dell'accattivante sceneggiatura di Harold Pinter, che consacrò il successo della pellicola originale del 1972. Pinteriano dall'inizio alla fine, nella stanza-bunker che denuda esistenzialismo, solitudini, intrusioni e ambiguità, Sleuth di Branagh si muove con rapidità sulla giostra del cinema-teatro con due bravi attori e la complicità di una buona impalcatura scenica.

COME TU MI VUOI – Sulle orme del filone adolescenziale contagiato da Brizzi con Notte prima degli esami, la coppia collaudata Vaporidis-Capotondi torna sul grande schermo. Questa volta siamo di fronte ad una "Ugly Betty" delle nostre parti, la secchiona e brufolosa Giada, che si deciderà a cambiare look e stile di vita per conquistare il suo ventenne principe azzurro. E' una commedia romantica senza grosse pretese, per una piacevole serata sgranocchiando pop-corn: Come tu mi vuoi del regista Volfango De Blasi trova i giusti toni per concentrare un paio di spunti: la bellezza va oltre l'apparenza e non bisogna mai snaturare se stessi. Mentre Nicolas Vaporidis gioca a fare "il piacione", la Capotondi calza a pennello il suo personaggio.

I VICERE’ -  Roberto Faenza torna al Cinema con un solo merito, tirare giù dallo scaffale un libro gettato nel dimenticato: I Viceré di Federico De Roberto. Ritratto calligrafico di sogni e false speranze della Sicilia nel delicato passaggio dal regime Borbonico al sogno dell’Italia unita, i Viceré di Faenza è un film che si perde lungo lo sviluppo della narrazione, nonostante la cura per il particolare: troppo calligrafico da una parte, troppo fiction dall'altra, già pronto per andare in pasto ai teleguardoni da tubo catodico. Si guarda alle vecchie memorie visive di Il Gattopardo di Visconti, e poco alla pagina letteraria di De Roberto, in una visione opposta a quella di Di Lampedusa. Alessandro Preziosi è ancora convinto di stare nel salotto della fiction Elisa di Rivombrosa, Lando Buzzanca si riscatta con una bella prova attoriale, e l'insinuante colonna sonora di Paolo Buonvino insaporisce la pellicola. 

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