Burlesque Film Recensione

Cinema

"Burlesque": sotto le paillettes niente

Christina Aguilera e Cher insieme in una pellicola 100% hollywoodiana

Hollywood cavalca il fenomeno burlesque sfornando un blockbuster intitolato niente meno che… Burlesque. Audacia o scarsa fantasia? Semplicemente marketing. La pellicola con Cher e Christina Aguilera rivela nel suo svolgersi un'impertinenza clamorosa. Nel senso che va proprio fuori tema: a lustrini, piume e paillettes il compito di esprimere la filosofia burlesque. Trama e stile del film, invece, non regalano guizzi originali dimostrando quanto sia labile il confine tra éscamotage ben rodati e cliché cinematografici.

CHER E AGUILERA, 1 A 0 - Lo spettatore, compreso quello che poco o nulla sa del mondo di Dita Von Teese e colleghe, fiuta odore di banalità in ogni dettaglio della trama: la Aguilera è Ali, povera ragazza di grandi speranze che fugge dalla provincia americana per cercar fortuna a Los Angeles. A darle una chance, la leonessa Cher, qui oltre una spanna sopra la Aguilera, nonostante l'effetto "ingessatura facciale" causa botox. Ed è tutto dire. L'icona di Stregata dalla Luna è l'impresaria del Burlesque Lounge, dove l'ugola d'oro di Ali conosce la ribalta, tra invidie da camerino, amori tormentati, aitanti giovanotti (come Eric Dane, già "Dottor Bollore" in Grey’s Anatomy) e tante, troppe battute prevedibili. Persino Stanley Tucci scivola su bucce di scontatezza nella parte del fidato assistente gay di Cher: eternamente buono, eternamente secondo, è in pratica lo stesso personaggio che incarnò ne Il diavolo veste Prada.

UN MUSICAL MANCATO - Si segnalano le notevoli performance canore di Cher; scenografia, costumi e coreografie esaltano la Aguilera nei brani But I Am a Good Girl e Guy What Takes His Time. Ma non chiamatelo musical: il regista Steven Antin non è Bob Fosse (Sweet Charity, All That Jazz) e Burlesque non è Chicago (Rob Marshall, 2002). Casomai siamo davanti allo Showgirls (Paul Verhoeven, 1995) degli anni 2000: un parto cinematografico tanto trash da diventare cult.


 

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