Boris il film - Recensione

Cinema

Boris, specchio d'Italia

Il film tratto dalla serie cult racconta luci e ombre dell'industria cinematografica...e del Paese

Squadra che vince non si cambia. Per la versione cinematografica della serie tv cult Boris, scende in campo lo stesso, rodato team del piccolo schermo. Agli autori Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, si affianca un eterogeneo cast in cui spiccano Francesco Pannofino (nei panni del regista René Ferretti), Pietro Sermonti (l'egocentrico divo Stanis La Rochelle) e Carolina Crescentini (l'attrice "cagna" Corinna Negri). Stanco di girare l'ennesima fiction di bassa qualità, Renè Ferretti decide di abbandonare per sempre set e troupe. Quando viene incaricato di trasporre sul grande schermo il libro-inchiesta La Casta, la possibilità di una svolta "d'essai" diventa reale. Ma tra problemi e contrattempi continui, Ferretti finisce per girare l'esatto opposto di una pellicola impegnata, "alla Gomorra". Se la serie ironizza sulle ombre della televisione italiana, il film è una brillante satira sul cinema italiano e, soprattutto, sul suo prodotto più discusso, il cinepanettone. Pannofino dice "Sembra che gli italiani si siano abituati, anzi rassegnati, al brutto. Il film e la serie parlano di questo". E lo fanno con gag esilaranti, che non risparmiano i dirigenti in cerca di incassi facili, gli attori narcisisti e impreparati, il pubblico divertito dalle battute più volgari. A chi chiede se è necessario aver seguito gli episodi tv per capire il lungometraggio, gli autori assicurano che no, "il film è una porta di ingresso per la serie". È vero: in sala si ride e, vedendosi riflessi nello specchio distorto della comicità, si pensa.
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