Recensione Alice in Wonderland

Cinema

Alice nel paese di Tim Burton

Finalmente nelle sale la produzione Disney. Ma Alice non è più la stessa

Lasciate Lewis Carrol fuori dalla sala cinematografica se volete indossare gli occhialini 3D  per andare a vedere Alice in Wonderland. Tim Burton contestualizza rispettosamente la vicenda in età vittoriana, ma da bambina in trasformazione verso l'adolescenza, ritroviamo Alice come una ragazza pronta a farsi donna, con una proposta di matrimonio che non vuole accettare. Scopriamo che quella di Alice non è la prima volta nel Paese delle Meraviglie, luogo ora chiamato Sottomondo. Quello raccontato da Burton è infatti il ritorno dell'eroina di Carrol nella Tana del Bianconiglio, dove il Cappellaio Matto, la Lepre marzolina, Pinco Panco e Panco Pinco non sono folli creature ma rivoluzionari in cerca di libertà in un mondo governato dalla feroce capocciona, la Regina Rossa. Il Brucaliffo diventa l'oracolo (e dire che Matrix aveva rubato proprio da Carrol, ora si restituisce il piacere), Anne Hataway si fa Regina Bianca, di una bontà così odiosa e ingessata da spingere lo spettatore a tifare subito per la sovrana di cuori: una Helena Bonham Carter malvagia per carenza d'amore in infanzia, unico personaggio a cui ci si affeziona.

Sì, perchè quello che manca davvero in questo giocattolone targato Disney, alla fine, è l'identificazione con il personaggio, qualsiasi personaggio, processo fondamentale per appassionarsi al film. Non è colpa di Mia Wasikowska (Alice), con quell'innocenza della Gwyneth Paltrow degli inizi. Forse è per via di una prima parte del film, in cui l'azione è tanta e il 3D rapisce tutti nelle magie della tana di Burton, tra fiori, funghi e un bosco dai colori ora sgargianti e sognanti (come ne La fabbrica di cioccolata) ora tetri e lugubri (come ne Il mistero di Sleepy Hollow). Non si recupera nella seconda parte, quando il ritmo langue e si resta spiazzati dalla versione della "favola" reinterpretata da Burton. Nemmeno il Cappellaio Matto - Johnny Depp ci salva, "regalandoci" anzi una danza folle, colpevole di spezzare uno dei rari momenti intensi del film. Quello della morte del terribile nemico del popolo di Sottomondo, un mostro volante chiamato Ciciarampa, nominato per tutto il film, mostrato solo alla fine. Ora, come fa a incutere timore e minaccia un animale dal nome così buffo? Dulcis in fundo, Alice riemerge da Sottomondo, manda al diavolo il promesso sposo e diventa imprenditrice lungimirante, con futuri investimenti in Cina. Tim Burton? Tagliategli la testa!

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati