Akira Kurosawa

Una rassegna allo Spazio Oberdan attraversa il cinema d'autore del Sol Levante

Il cinema del Sol Levante ha un nome: Akira Kurosawa. Il Giappone ha ritrovato attraverso la sua macchina da presa una prosa visionaria in bilico tra la morale e la spettacolarità, tra il realismo ed il mistero onirico. Dal 7 al 31 dicembre lo Spazio Oberdan gli tributa una bellissima retrospettiva, occasione unica ed irripetibile per cinefili e appassionati di accostarsi al cinema di questo grande cineasta.

Nato nel 1910 da un'antica famiglia di samurai, Kurosawa venne educato secondo le rigide norme dell'etichetta samuraica.  Tracce di questo duro percorso formativo emergono in numerosi film kurosawiani al centro dei quali si trova la storia di un'iniziazione. La prefetta padronanza di se stessi di fronte alle prove più ardue è ciò a cui tendono gli eroi di Kurosawa. "Discendo da una famiglia di samurai - ha ribadito più volte il regista nipponico - ho una predilezione per gli uomini veri, ma non ho affatto il culto della forza. Siccome si è attratti dai contrari mi domando se questo fascino che provo per i personaggi forti e maturi non dipenda dal fatto che mi sento debole e immaturo".

Il regista americano si impose all'attenzione della critica italiana nel 1951 quando vinse con Rashomon (10 e 17 dicembre, ore 17.00) il Leone D'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. In questa retrispettiva vedremo tra l'altro Anatomia di un rapimento (14 dicembre e 23 dicembre, ore 15.00); L'angelo ubriaco (9 dicembre e 28 dicembre, ore 17.00); Dersu Uzala (30 dicembre, ore 21.30); Kagemusha (7 e 31 dicembre, ore 17.00); Ran (11 dicembre, ore 21.30); e I sette samurai (7 e 22 dicembre, ore 17.30 e 21.00), che sedusse persino lo star system hollywoodiano. Di quest'ultimo fu infatti realizzato un remake made in Usa, il noto western "I magnifici sette" di Sturges. 

Attivo nel cinema per quasi sessant'anni (il suo primo lungometraggio è del 1943), nella sua opera Kurosawa ha saputo coniugare la spettacolarità, l'avventura, il respiro epico con l'introspezione, l'analisi interiore, la continua sperimentazione linguistica, maturando uno stile composito e personalissimo, frutto della intelligente elaborazione di esempi diversi: teatrali (il Nô e il Kabuki), letterari (Dostoevskji, Shakespeare), cinematografici (da Satyajit Ray a John Ford). L'ingresso ad ogni proiezione è di 5 euro.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati