Addio a Blake Edwards, inguaribile anti-intellettuale di Hollywood

Da "La Pantera Rosa" a "Colazione da Tiffany" per rivalutare la commedia che attraversa la vita

Blake Edwards non c'è più. Così dicono, ma noi poco ci crediamo. Quando ti diverti come un matto dietro la macchina da presa, una vita spesa per il cinema ti allunga l'esistenza tra le braccia dell'eternità. Accade così anche se sei il miglior artigiano della commedia; capita pure al regista snobbato dall'establishment perché è uno che vuole fare di testa sua; succede persino a chi evita i salotti hollywoodiani e deve attendere troppo a lungo per avere il meritato Oscar alla carriera.

SURREALISMO E IRONIA
-  Molti lo hanno invidiato perché ha portato all'altare un'ancella del grande schermo (Julie Andrews), pochi hanno capito il valore del suo cinema. Dove c'è puzza di commedia, c'è sempre la crudele litania che liquida tutto a passatempo. Blake Edwards non c'è più e pochi si sono accorti che la sua commedia aveva l'anima insidiosa del surrealismo di Dalì, nella reincarnazione di Peter Sellers che sgattaiolava in Hollywood Party (gli fa il verso Aragosta a colazione con Enrico Montesano); che il ciclo della Pantera Rosa metteva a nudo i cliché della vita attraverso il bizzarro Ispettore Clouseau (ancora Peter Sellers "il Magnifico") e regalava ai bambini un personaggio immortale dei cartoon, primo ed unico nato dai titoli di testa di un film; che le ambiguità di Victor Victoria (irripetibile la Andrews) presagivano quelle di questo tempo, il nostro tempo.


UN EUROPEO AMERICANO - Dicono che Blake Edwards sia americano. È un'idiozia, è stato tra i più europei oltreoceano, come lo era del resto la raggiante Audrey Hepburn, che Edwards trasformò in musa romantica e delicata in Colazione da Tiffany, andando oltre il perimetro delle pagine di Capote. Oggi più che mai avremmo voglia di rivedere anche Uno sparo nel buio, La grande corsa, Operazione sottoveste e S.O.B. (c'è poco da scandalizzarsi, era proprio Son of Bitch!) perché l'ironia spigolosa si è rarefatta. È inutile sorvolare, perché purtroppo con Edwards scompare l'ultimo anti-intellettuale hollywoodiano.

CINEMA CHE LASCIA IL SEGNO - E la beffa ridicola? Ieri ero sul divano che mi godevo la versione restaurata di Colazione da Tiffany, apprezzando lo sforzo di chi ci aveva restituito in forma smagliante questa pellicola di cinquant'anni fa. Torno a ripetere perciò che la cinematografia del regista americano lascia più di un segno. Dicono che Blake Edwards non c'è più. Sta solo facendo l'ultimo pisolino e noi gli dedichiamo una nenia: Audrey Hepburn che sussurra con la sua chitarra Moon River dal davanzale della finestra. E noi, spettatori accorti, torniamo ad essere inguaribili sognatori e non solo per questa sera.
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