Le maschere italiane del carnevale

La storia dei principali personaggi della commedia dell'arte

Il Carnevale è sicuramente da annoverare tra le feste che caratterizzano il folklore italiano. Innumerevoli sono le città "devote" a questo evento, famose in tutto il mondo e motivo di flussi turistici internazionali, quali la magica Venezia o l'allegra Viareggio.

Alla rilevanza delle manifestazioni che si svolgono in diversi punti della nazione, si accosta la solida tradizione delle maschere. Sicuramente troneggia tra le tante la figura di Pulcinella, nato da un ritratto del XVI di Annibale Caracci a Puccio d'Aniello, un contadino di Acerra dalla faccia scurita dal sole di campagna e il naso lungo. Come personaggio del teatro della commedia dell'arte nasce ufficialmente con una commedia del comico Silvio Fiorillo scritta nel 1609 dal titolo "La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Pulcinella".
Il personaggio di Pulcinella è di umore mutevole e pauroso. L'unico suo affanno è procurarsi il cibo, per il quale è disposto a raccontare bugie, rubare e farsi prendere a bastonate. Tante figure dello spettacolo l'hanno interpretato; fra questi Eduardo De Filippo in "Pulcinella in cerca della sua fortuna per Napoli" e Massimo Troisi nel film di Ettore Scola "Il viaggio di Capitan Fracassa".

Dalla raggiante Napoli, si passa poi alle maschere del Nord Italia e non si può che annoverare il mitico Arlecchino, di origini bergamasche, anch'egli nato nel XVI secolo, alter ego dello Zanni cioè il servo inurbato. Alla ricerca di una vita migliore, è ingenuo e credulone, ma per non mettersi nei guai non esita a ingannare, tradire, raccontare bugie e fare dispetti. Indossa pantaloni aderenti ed una giacca con toppe multicolori. Ha con se il "batoccio", un bastone che usa per girare la polenta e condurre le vacche al pascolo, e la "scarsella", una borsa dove tiene il pane, i soldi e le lettere da recapitare del suo padrone. Ad Arlecchino è legato Colombina, donna intelligente, furba, chiacchierona e oggetto delle attenzioni del suo padrone Pantalone, una delle più antiche maschere veneziane, che piange miseria ed è alla costante ricerca dei "bezzi" (denari). Ad Arlecchino si contrappone il dispettoso Brighella, nato nei quartieri ricchi di Bergamo, abile suonatore, danzatore e cantante.

Di origini bolognesi è Balanzone, simpatico dottore, dal linguaggio apparentemente colto ma in realtà poco sensato, sensibile al fascino femminile, ma raramente ricambiato.

Di certo fra le maschere ricordate, Pulcinella rimarrà sempre la più significativa, icona non solo legata al Carnevale, ma incarnazione dell'immaginario del tipo italiano, sempre pieno di problemi ma capace di risolverli con un sorriso sulle labbra.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati