Il vino vive. Nasce, matura, si muove, riposa, si esprime e si veste dei colori del sole e della terra. L'importante è saperlo osservare, sentire e capire. Per comprenderlo nella sua variegata e complessa essenza. Eccolo allora ritratto in una novella enciclopedia e in una serie di etichette capaci di incarnare l'anima eclettica dei vigneti italiani. Il tutto filtrato dalla voce affabulatrice del verace trentenne romagnolo Luca Gardini, eletto nel 2010 Miglior Sommelier del Mondo.

SORSI DA SFOGLIARE
- "È un volume differente", dichiara un Luca emozionato nel presentare la sua ultima fatica. In cui ha messo naso, bocca, dedizione e pazienza: l'Enciclopedia del Vino, siglata da Dalai editore e in vendita in libreria (a 35 Euro) nella sua livrea bianca e rossa e nelle sue 1.016 pagine di eno-saggezza. Una bacchica bibbia che disegna il panorama vitivinicolo internazionale con logica, arguzia e tecnico dettaglio, grazie al lavoro corale di un gruppo di professionisti del settore: lo stesso Gardini, Andrea Grignaffini, Pierluigi Gorgoni e Marco Pozzali. Risultato? Un'opera dalla dimensione globale-locale, che del vino narra la storia e le origini, per poi passare ad argomenti come l'enologia e l'enografia. Per un viaggio che, a ritmo di vitigni e terroir, inanella grandi Paesi produttori quali la Francia, l'Italia e la Spagna, senza dimenticare il Libano, Israele, il Sud Africa, l'Australia e la Nuova Zelanda. E poi? Non mancano un dizionario con i tremila vini migliori al mondo, quelli che varrebbe la pena di assaggiare almeno una volta nella vita; le cento maison vinicole al top, corredate da descrizioni e riferimenti utili; e i cento best wines, ovvero il meglio del meglio delle ultime annate uscite sul mercato e degustate. Una bussola per i wine-lover, guidati con puntiglio fra nozioni ed eno-pozioni.

ENO-ISOLE IN ORIZZONTALE - "Il vino prima si ascolta. Poi si beve. Lasciando che accarezzi il palato", Luca docet. E senza enfatiche roteazioni del calice, ammira, annusa e sorseggia Bacco. Che, fra note biscottate e citrine, può rivelare il suo cremoso perlage. Come accade per il Franciacorta docg 2004 Riserva "Francesco Iacono", firmato Villa Crespia e citato nell'eno-enciclopedia fra le tremila imperdibili etichette. Un puro dosaggio zero, ottenuto in prevalenza da uve pinot nero e intitolato al vitienologo che lo ha creato: mister Iacono, migrante-navigante fra le quattro "isole" dionisiache che compongono l'Arcipelago Muratori, di cui Villa Crespia fa parte insieme ad altre tre tenute italiane. Distribuite fra Nord, Centro e Sud e riverenti la teoria enocentrica. Ossia: massimo rispetto per le peculiarità di ciascun suolo. "Perché bisogna sempre assecondare quello che la terra sa dare", spiega Francesco, Che si sposta di oasi in oasi per realizzare vini d'eccellenza. Fra i quali spicca il "Caucino", un sannita doc, figlio del greco campano di casa Oppida Aminea. Un nettare giallo sole che "esprime la potenza del Meridione e sente la vicinanza del mare. Con l'ananas e il mango che giungono al naso e il tocco amarognolo-acidulo del pompelmo che seduce la bocca", come insegna sommelier Gardini. Mentre dai Giardini Arimei dell'Isola d'Ischia avanza a piccoli sorsi un Passito secco "bello, dorato, intenso, dai riflessi di mandarino maturo e dai sentori di frutta secca". Un vero gioiello, ricavato da uve surmature vendemmiate in tre stagioni (estate, autunno e inverno). E il Barricoccio? È un Sangiovese siglato dalla doc Val di Cornia. Che nasce nella tenuta Rubbia al Colle, nella Maremma livornese, riposando in barrique di terracotta. Un nobile vino moderno dalle radici etrusche.

UNA VIGNA IN VERTICALE - "Ha un tannino nitido e pulito. Un aspetto luminoso e una piacevole mineralità". Così è secondo monsieur Gardini l'annata 2008 del Barbaresco "Canova", prodotto dall'Azienda Agricola Ressia (altra realtà presente nell'eno-bibbia) e proveniente dall'omonima vigna distesa sui dolci pendii piemontesi di Neive. Un cuneese cru che fa di longevità virtù, che muta di vendemmia in vendemmia e che evolve di anno in anno. Dimostrando come un nettare possa vantare un'unica origine e avere mille voci pronte a cantare in una verticale. Tant'è che, se l'etichetta datata 2007 si svela "nella sua polverosità, nella sua vena acida e nelle sue nuance di tartufo, alloro e chiodo di garofano", come dice Luca, la 2006 si palesa "nel suo tocco citrico e nelle sue note di china, rabarbaro e balsamico eucalipto", la 2005 si presenta "nella sua finezza e nei suoi accenti di mandorla fresca e pesca gialla" e la 2004 "nelle sue sfumature di muschio e terra bagnata". Senza trascurare una chicca: il Barbaresco docg Riserva Oro "Canova", risultato di un mix di nuove e vecchie varietà di barbatelle nonché di cinque anni di affinamento: due in tonneau, tre in botticelle (dalle doghe in rovere francese e dai fondi in rovere di Slavonia) e altri due in bottiglia. Per un nettare rouge fresco ed elegante. "Perché il vino non è moda e non è brand. È terra". Versetto primo del vangelo di Luca.
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