World Class - Milano

Cocktail, fra culture e couture

La tappa milanese della World Class seleziona i migliori bartender italiani, ma solo uno vola a Delhi

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Trentaquattro i Paesi coinvolti, 10mila i partecipanti alle preselezioni, 34 i finalisti pronti a sfidarsi con la loro abilità di mixologist e bartender. La terza edizione della World Class organizzata da Diageo ha fatto tappa a Milano. A guadagnarsi il podio Guglielmo Miriello, in passato al bancone del Fooding e del Columbus, davanti a Paolo Baccino del Cafè del Mar di Savona e Francesco Cione del meneghino Hotel Baglioni, arrivato terzo.

LA GARA -  In cosa consiste esattamente? I barman si contendono il titolo di "bartender più completo e ispirato" del mondo nella finalissima del 14 luglio a Delhi, patria di una cocktail scene innovativa e vibrante. Tre le prove. Nella Ladies & Gentlement's drinks è data una lista di 16 cocktail classici, a base di gin e vodka. Al barman viene chiesto di elaborarne due con originalità e tocco creativo, con preparazione e dosi personali, raccontando nel frattempo cosa sta facendo. Nella prova Ritual & Theatre l'obiettivo è valorizzare uno spirit (il rum in questo caso) attraverso un ritual, che sia memorabile e replicabile. Il tutto coinvolgendo attivamente il cliente. Infine, nella prova Classic with a Twist, alcuni cocktail storici vengono riproposti in modo attuale grazie alla rielaborazione dell'autore. I luxury spirits protagonisti? Il gin Tanqueray NO. TEN, il rum Zacapa e la Vodka Ketel One.

LE RICETTE VINCENTI - Il prode Guglielmo volerà a Delhi, forte delle sue liquide creature elaborate per la sfida. Qualche esempio? Il fresco e fruttato Apple Martini, proposto in cocktail glass, con vodka, apple schnapps, liquore alla mela e cointreau; il MarTENez, reinterpretazione dell'ottocentesco Martinez, dove viene invertita la proporzione tra gin e vermut, sostituendo quest'ultimo con due prodotti nostrani: il piemontese Americano Cocchi e la marchigiana Visciolata del Cardinale. E ancora, il rituale guatemalteco El mezclador: rum invecchiato fra le nuvole, sfiorato da musica etnica, cestini caramellati, frutta grigliata e profumata con erbe balsamiche e spezie, nonché mousse di caffè. 

CULTURA A BORDO BICCHIERE - Al di là della competizione, al di là delle ricette, al di là delle idee per valorizzare un distillato premium e riproporlo in un drink, sono rimasto colpito dalla celebrazione della cocktail culture. Una vera e propria couture. I barman entusiasmano per la conoscenza dei cocktail storici e per la capacità di intrattenere gli ospiti raccontando gli ingredienti utilizzati; propongono abbinamenti food & beverage inediti e superano i clichet giocando con nuovi gusti. In un simposium di stimoli visivo-estetici in cui l'autore non prepara solo un drink, ma rende piacevole e unico un momento all'insegna della percezione. Come se un cocktail fosse un abito su misura di un cliente. Come se un cocktail fosse un'occasione per confrontarsi con tradizioni storiche, anche lontane, riscoprendo civiltà grazie a ricette e gusti fuori dall'ordinario e oltre le canoniche drink list.

Un cartello di un gruppo di tifosi di Paolo recitava "Shake the style but don't forget the smile". E di sorrisi ne ho visti molti: quelli dei bartender, appassionati e carismatici quasi fossero alchimisti senza epoca; quelli dei giurati, osservatori stupiti e partecipi; quelli del pubblico, curioso, rieducato e arricchito da un appuntamento con la cultura.
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