Beverage

Beverina primavera

Spumanti o fermi, nuovi vini bianchi sbocciano come fiori nel campo enologico

Indossano il velo, sposano la docg e si lasciano avvolgere da un bouquet di seducenti aromi. Sono i bianchi nettari, fermi o spumeggianti, protagonisti di una primavera di sorsi e di sapori. Tante sono infatti le novità e le curiosità che riguardano il dorato mondo di Bacco.

PERLAGE LOMBARDO - Lui si chiama Crudoo. Sì, con due "o". Ed è l'ultimo nato in casa dei Fratelli Giorgi, storica maison di Canneto Pavese, in Oltrepò. Un'azienda che si è sempre distinta per grinta e innovazione, e che ora lancia il primo spumante con i lieviti naturali all'interno della bottiglia. Nel senso che non vengono espulsi (con il dégorgement, ossia la sboccatura), come normalmente accade. Bensì rimangono lì, tra le pareti di vetro, continuando a rilasciare delicatissimi sentori. Un nettare leggermente velato e opalescente, Crudoo, soprattutto quando si inclina (e si inchina) per finir nel calice. Ma anche un vino unico nel suo genere: figlio di uve pinot nero (all'80%) e chardonnay (al 20%), affinato un anno sui lieviti e imbottigliato (senza filtrarli) in un pack satinato e serigrafato, suggellato da una capsula dorata. Segni distintivi? Perlage fine e persisente, note fruttate e nuance di crosta di pane e di vaniglia. Ha sfumature di fieno e di miele, invece, il novello Blanc de Noir firmato Majolini, bresciana cantina con sede a Ome. Un Franciacorta Brut, ottenuto da pinot noir in purezza (vinificato in bianco), che si rivela perfetto a tutto pasto, grazie al suo gusto pieno e deciso. A proposito, è sempre di Majolini il Pas Dosé servito al bar e al ristorante del Park Hotel Imperial di Limone sul Garda, dove sorge il Centro Tao. Il suo spirito a dosaggio zero, ovvero senza zuccheri aggiunti (la cosiddetta liqueur d'expédition), lo elegge infatti a spumante del benessere.

VENETO IN MOVIMENTO - È fresco di docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Ed è una delle eccellenze della serenissima terra veneziana. È il Lison Classico, prodotto a partire da uve tocai friulano (a bacca bianca), capaci di dar vita a un nettare moderno, dai sentori floreali e ammandorlati. Che del tocai sorbisce l'anima ma non il nome (per via della nota querelle con l'Ungheria). E a base di tocai friulano è pure l'armonico e aromatico Tai doc, alquanto diffuso nella zona trevigiana del Piave. Che non è per nulla imparentato col nobile e rubino Tai Rosso doc, dell'area dei Colli Berici, frutto di uve tocai rosso (alias grenache in Francia e cannonau in Sardegna). Giusto per fare un po' di ordine in questa vivace gemmazione di giovani vini da antichi vitigni. E nuova è pure un'altra docg: il Colli Euganei Fior d'Arancio, nelle versioni fermo, spumante e passito. Un'ambra dai profumi citrini, figlia del moscato giallo e perfetta con i dolci e la pasticceria secca. E il buon Soave doc? Fa gioco di squadra. E svela il Soavecru, associazione che riunisce venti aziende veronesi pronte a rilanciare la liquida espressione dell'uva garganega. I diktat della liaison? Raccogliere solo da vigneti di proprietà (nelle aree del Soave Classico e dei Colli Scaligeri), tanta ricerca e basso impatto ambientale. E i primi risultati sono già arrivati. Visto che l'azienda Fattori, di Terrossa di Roncà, presenta il primo Soave zero solfiti aggiunti: il Soave FreeWine. Naturale e salutare.

BACCO IN CENTRO - In Umbria, vi sono uve che crescono sugli alberi. A tre metri dal suolo. Sono quelle del trebbiano spoletino, che sublimano in Traibo, la nuova bacchica identità siglata dalla Cantina Novelli di Montefalco. Un vino giovane e "vissuto" al tempo stesso, figlio di viti storiche maritate all'acero, che riposa, prima, in botti d'acacia, poi, in tonneau di rovere. Per un risultato aromaticamente arcaico. E sempre a base di trebbiano spoletino è lo spumante metodo classico Blanc de Blanc by Novelli, celebre pure per le sue umbre bollicine. Che si fanno addirittura rosa nel Rosé de Noir, brut millesimato da sole uve sagrantino. Intanto, l'Abruzzo si veste di giallo. È infatti il solare colore paglierino a far da comun denominatore a tre veraci nettari firmati dalla chietina Cantina Tollo. Anzitutto il Cretico, che ha superato la critica vincendo la medaglia d'oro al Concours Meilleurs Chardonnay du Monde, tenutosi recentemente in Borgogna. Un nettare dallo stile moderno, che vuole uve chardonnay, che si rilassa per 12 mesi in barrique e che vanta nuance speziate di vaniglia, confetto e miele. Perfetto sia col brodetto di pesce sia con i formaggi stagionati. E poi? La Cococciola, figlia in purezza dell'omonimo e vecchio vitigno autoctono, dalle note minerali e dalle memorie floreali di ginestra e gelsomino; e la Passerina, che mutua il nome dalla varietà tipica dell'Italia Centro-Orientale, e che si distingue per i sentori di glicine e tiglio nonché per le sfumature di pesca, albicocca e pompelmo.

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