Fare pace con la Grafica

La Cenerentola del Design si prende il suo spazio con "TDM5", quinta interpretazione del Triennale Design Museum

"Una mostra difficile, rischiosa ma necessaria": così Silvana Annichiarico, direttrice del Triennale Design Museum, presenta Grafica Italiana (TDM5), quinta esposizione -o interpretazione- di questo museo dinamico. Una mostra impegnativa, sì, proprio per la materia che affronta: la Grafica, una vera Cenerentola quando si parla di Design. Diciamolo subito: il percorso conquista e centra l'obiettivo grazie agli spazi, stravolti dalla verve di Fabio Novembre, e ai contenuti, selezionati dalla triade di esperti Mario Piazza-Giorgio Camuffo-Carlo Vinti.

 

LA SFIDA - Che un argomento del genere sia un terreno minato, non è una sorpresa. Basta fare un piccolo test e chiedere il nome di quattro o cinque designer a un amico, un collega, un passante, e poi fare la stessa operazione con qualche grande grafico. Eppure…"Eppure abbiamo a che fare con il graphic design ogni giorno, a ogni ora, e non ce ne accorgiamo. Leggiamo giornali, libri, andiamo al cinema, prendiamo la metropolitana. Il segno grafico ci accompagna in tutte queste azioni, pervade il nostro mondo, ma quando leggiamo il Corriere pensiamo giustamente alla notizia: che cosa avrà fatto oggi il Trota?!", spiega Piazza. La sfida era dunque prendere questa materia bidimensionale e volatile e renderla protagonista di un viaggio ultraconcreto nella sua storia e nelle sue sfaccettature.

 

L'ALLESTIMENTO - Mentre i curatori sudavano nella ricerca di materiali, Novembre veniva chiamato al posto dell'infortunato Enzo Mari, bloccato per un incidente, per dare forma al percorso. Il designer salentino ha inventato un allestimento sul tema dell'arcobaleno, ciò che unisce terra e cielo, basso e alto. Si attraversa la pedana sospesa della Triennale, tutta nei toni dell'iride ("Li ho fatti diventare nove  – dice Novembre – me ne servivano infatti più di sette. Del resto, anche sette è un numero falso, i colori dell'arcobaleno sono sei: fu aggiunto l'indaco per arrivare a sette, numero più affascinante") e si accede a una raggiera bianca, come le pagine di un libro da scrivere. Da qui parte il percorso, composto da una successione di cubi di colori diversi, disposti sulla parete curva del museo: ciascuno di essi ospita una sezione della mostra. Rosso per l'editoria libraria, giallo per la carta stampata, verde per l'advertising, azzurro per il packaging e così via. All'aperto, una voliera che traduce i loghi più famosi partoriti dalla grafica italiana in suoni.

 

Al termine di questo viaggio si condividono le parole di Carlo Vinti: "La grafica racconta la storia del nostro Paese. Oggi questo racconto prosegue e lo farà anche in futuro, quando il graphic design sarà chiamato ad assolvere il compito di scrivere e leggere forse in maniera del tutto diversa da quella nostra attuale".

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