Un confronto generazionale. Giovani e anziani come vivono in quarantena?

L’emergenza Coronavirus ha fornito, se vogliamo trovare un lato positivo, l’opportunità ai giovani di guardare al passato e agli anziani di sprofondare nel presente. Un bel confronto generazionale tra una gioventù che tutto a un tratto capisce il valore dell’attesa e del sacrificio e un’anzianità che va alla scoperta della tecnologia

Non capitava da tanto un confronto generazionale di massa e di questo tipo. Tutti, a prescindere dalla data di nascita sono costretti a vivere la stessa situazione. Quante volte noi giovani – io sono nata nel 1998 – abbiamo sentito dire “Quando sarai grande capirai“? E invece no, questa volta c’è poco da essere grandi, uomini e donne vissuti. Ognuno di noi è chiamato a stare a casa e a vivere l’emergenza Coronavirus. Questo deve far riflettere, siamo tutti accomunati dal medesimo sentimento di fronte all’ignoto. E allora tutti parliamo un po’ di più, chiamiamo più i nonni, osserviamo più i genitori e viceversa. Gli anni quasi azzerati in un baleno e un ponte sentimentali unisce poli distanti.

Giovani adulti e anziani tecnologici: il salto di paradigma

I giovani diventano anziani e gli anziani giovani. La ruota del tempo sta cambiando. Mi spiego meglio. Mi sento di ipotizzare che guardando la mia esperienza, la difficoltà attuale stia facendo maturare di più i giovani. In un attimo adulti dentro. Si dice che la persona sia lo specchio delle esperienze che gli hanno scalfito la vita. Che esperienza precoce è mai questa per i ragazzi della mia età? Rimanere a casa fino a data da destinarsi è dura. Una prova di resistenza, giudizio, sacrificio, onestà che prima non era nemmeno immaginabile. Una prova che ci renderà sicuramente più cresciuti.


Altro fronte, gli adulti e gli anziani, invece, per necessità vogliono prendere parte all’ecosistema giovanile, si approcciano al digitale, alla tecnologia per comunicare con chi è distante e per vivere in modo più agevole la quarantena. Noi ragazzi guardiamo indietro, loro guardano avanti. Paradosso inedito.

Alla fine, grazie a questi moti apparentemente opposti, giovani e anziani possono trovare davvero un punto concreto di vicinanza. Quella consapevolezza di avere fame di novità che per noi è l’aver vissuto un’esperienza che ricorda la durezza dei tempi che furono e per loro è l’aver scoperto la funzionalità del nuovo ordinatore sociale: il digitale. Nonni con Skype, giovani che riflettono e apprezzano di più. Fantastico.

Confronto generazionale? Un po’ di ironia

Alla fine forse andrà così: Millennials con il giornale sotto braccio e Over con lo smartphone in mano. A parte un pizzico di ironia che ci vuole, penso che il Coronavirus ci abbia dato, per vedere un lato positivo, la capacità di cambiare per un po’ la nostra vita e di capire di più quella degli altri. Che alla fine tutti torneremo a fare quello che facevano prima non è in dubbio, ma magari lo faremo con più senso critico, con più vigore. Sicuramente con più pienezza esistenziale.

 

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