La televisione come rito collettivo ha la sua utilità

La televisione durante l’emergenza sta riconquistando uno spazio privilegiato all’interno delle logiche quotidiane. Torna, per alcune occasioni, a essere un messaggero con il mondo, una macchina consolatoria in quarantena. Non ci stiamo riferendo a ogni genere di veicolazione televisiva, ma a quell’aiuto che spesso essa esercita nella rappresentazione e partecipazione della realtà. Televisione che abbraccia la tecnologia, che unisce e tenta di placare l’ansia verso l’ignoto

Stiamo ancora vivendo la maggior parte del nostro tempo tra le mura domestiche, alla ricerca di un contatto con l’esterno usiamo la tecnologia come farmaco contro la solitudine. Non è però solo lo smartphone lo strumento salvifico, anche la televisione torna a essere centrale.

In realtà, i nuovi media come sostenuto da molti sociologi non hanno schiacciato quelli vecchi, si assiste piuttosto ad una fusione tra antico e moderno. Il fatto è che, durante la , la emerge come rito collettivo. Rappresenta, e lo ribadiamo, non tutta, ma la buona programmazione, un porto consolatorio. Guardare la televisione fa sentire meno isolati, i programmi di informazione sono più attesi di una pizza il sabato sera. E allora ti riunisci oltre che attorno ad un tavolo, davanti alla cornice magica. Commenti, guardi e provi a destreggiarti tra le tante novità.


Consolazione, informazione, comunità

La televisione sta iniziando a dialogare con la rete, programmi rivelati sui social che continuano in TV e viceversa. Funziona perché l’offerta aumenta e soddisfa più interessi. Mai come ora condividiamo le visioni con chi ci sta accanto, fisicamente e non, con dibattiti  attraverso le varie piattaforme. L’evasione, lo svago diventa comune, compartecipato. Guardare tutti dallo stesso schermo poi induce un senso di protezione dove il bisogno di conoscere e di sentirsi parte di qualcosa combaciano. La televisione torna ad essere, da questo punto di vista, una cerimonia. Guadiamo insieme a distanza. Vicini e distanti, l’ossimoro di oggi.

Tra i tanti, l’esempio di Papa Francesco. Solo in piazza San Pietro, un’immagine che passerà alla storia. Era di fronte a una piazza deserta, eppure allo stesso tempo visto da milioni di persone. La televisione in quella circostanza si è rivelata fondamentale, ha diffuso la parola condivisione. Fruisci di un contenuto nella tua intimità di casa, ma partecipi come tanti altri.

Insomma, il televisore, secondo quanto detto finora, ci sta aiutando e sta riacquistando un ruolo di rilievo. Non tutto è perduto. Quello che sarà post Coronavirus è difficile da prevedere, ma speriamo che i programmi di informazione e intrattenimento possano essere sempre più validi e utili tra svago e cultura. In ogni caso, basta fare un sapiente uso del caro vecchio telecomando.

Leggi anche:

La primavera nell’arte
Sky arte: le storie d’amore più grandi nate a Hollywood
Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore