Scoprire il mondo in bicicletta: l’importante è pedalare

Con il vento tra i capelli e il fresco che penetra nella camicia di lino estiva, la , mezzo del passato, si ostina a diventare emergente. Tra bonus che incentivano il suo acquisto, città che ripartono all’insegna dell’ecologia e di un incedere cauto, ecco il mondo visto da due ruote senza acceleratore

Anche io come molti di voi non ho resistito alla tentazione di acquistare una bicicletta. La mia è rossa, con dettagli di un colore simile alla panna del gelato ed è arricchita da un cestino molto romantico. Quasi ideato a tavolino per ospitare la borsa da cui a volte sporge il giornale. Mi piace l’idea di poter percorrere le vie milanesi con un ritmo veloce, ma non troppo. Di poter sentirmi produttiva per aver fatto quel minimo indispensabile di attività fisica senza un eccessiva fatica. Ancora, mi piace l’idea di osservare immagini in sequenza, strade, persone secondo la mia cadenza, il mio movimento. Un ricominciare pacato e insieme convinto. Con lo sguardo in avanti, senza la voglia di superare, senza la freccia lampeggiante, avanzo in assenza di ansia ed è quello che ci vuole. Iniziare da capo dopo la sosta della riflessione, con il valore dell’osservazione e un procedere su misura.

Mani sul manubrio

Dopo la quarantena si sente il bisogno di osservare e di vivere la città in modo individuale, ma partecipativo. La bicicletta riassume queste esigenze. Attraversi le strade urbane sopra il piccolo sellino in pelle che necessariamente è solo per te, ma comunque hai la possibilità di imbatterti in ogni sfaccettatura di una comune giornata altrui.


Penso non ci sia un veicolo più singolo della bicicletta, anche volendo il viaggio in due è davvero scomodo, a tratti pericoloso visto il tremolio che il secondo eventuale passeggero equilibrista si trova a provocare. Tuttavia, di solito, la si possiede perché si nota quel privilegio di essere soli e tra la gente nello stesso tempo. Allora mani sul manubrio, si torna a pedalare separati, ma insieme.

Boccioni in bicicletta

Propongo nuovamente un quadro dell’artista futurista Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, dipinto nel 1913. I colori aggressivi e i giochi di luce rendono ben evidente la velocità della corsa.

Per il pittore tutto deve sempre andare di fretta, per me invece a volte si può rallentare con la promessa di trovare la propria giusta spinta. Tu cosa pensi?

 

 

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