1st

Febbraio

Zeno Cosini

Si è scelto uno pseudonimo impegnativo. Alessandro Bochicchio è noto ai più come Zeno Cosini, fotografo della nightlife “alternativa” milanese e co-fondatore di Damaged People, grande album online che raccoglie il meglio delle foto scattate durante le serate. Abbiamo chiaccherato con lui via Skype scoprendo una Milano inedita e i risvolti di una professione che si evolve.

Come hai cominciato a fare il fotografo “notturno”?
“Ho iniziato con una reflex canon comprata con i punti dell'Esselunga, quindi direi per caso. Nel periodo successivo alla mia laurea ho iniziato a frequentare quella che potremmo definire la scena indie di Milano. Una presenza assidua in qualsiasi contesto sociale ti porta inevitabilmente a entrare in contatto con un gran numero di persone e tra queste ho avuto la fortuna di incontrarne di interessanti. Nello specifico parlo di Angelo Ferrillo e Fabio Viola, il primo fotografo professionista e il secondo laureando in architettura, i quali mi hanno avvicinato al mondo della fotografia attraverso la loro estetica e gli insegnamenti tecnici. Una domenica preso dall'impeto sono andato a fotografare al Plastic. Da lì è cominciato tutto”.

Perché hai scelto Zeno Cosini come pseudonimo?
“Il mio pseudonimo risale ai tempi del liceo, studiando la letteratura del '900 rimasi colpito dal romanzo di Svevo La Coscienza di Zeno. Mi intrigava leggere delle fobie del protagonista e dei suoi fioretti disperati perché non potevo fare a meno di immedesimarmi. Al momento di registrare la prima casella di posta elettronica scelsi questo nome, ma non avrei mai immaginato che un giorno qualcuno avrebbe usato questo appellativo per rivolgersi a me”.

Mi sembra ovvio chiederti di Damaged People. Com'è nata l'idea di pubblicare le foto dei party?
“Com'è noto non siamo stati i primi e non saremo nemmeno gli ultimi ad aprire un sito di fotografia legata ai party. Quando abbiamo lanciato Damaged People non avevamo alcuna velleità competitiva, come ora del resto. L'intento era quello di emanare una nostra personale estetica delle serate, oltre al desiderio di far vedere persone diverse, persone danneggiate potremmo dire. Sicuramente non esiste un'unica causa a questa decadenza e non si esprime in un particolare credo sociale”.

Dunque fotografie che mostrano il lato nascosto della Milano patinata?
“Sì, ma non solo. Si tratta anche di mostrare il lato patinato della Milano nascosta”.

Anche in questo caso avete scelto un nome ambiguo…
“Il nome del progetto è di derivazione musicale. Si tratta del titolo di un brano dei Depeche Mode tratto dall'album Playing the Angel. Credo che non ci sia niente di più efficace del verso iniziale della canzone per sintetizzare il concetto: we're damaged people drawn together by subtleties that we are not aware of (Siamo persone danneggiate unite da sottigliezze di cui non siamo consapevoli, ndr).

Come reagisce il pubblico alle serate?
“Statisticamente bene, ovvero alla maggior parte delle persone piace farsi fotografare. Complice di questa attitudine sono i social network e l'abitudine consolidata di creare un proprio io digitale e in diversa misura artefatto. Lo dico con accezione neutra, sia chiaro. Ci sono sempre persone riluttanti agli scatti per i più disparati motivi. I peggiori restano sempre i revisionisti, quelli che il giorno dopo ti domandano di rimuovere la foto mentre limonavano con mezzo locale o semplicemente perché non si piacciono. Di solito preferisco non fare il purista e cancellare qualche scatto se è necessario”.

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