Ugo Fava

Ugo Fava, la mia Milano continua a correre, anzi pedala

C’era una volta Milano…racconta Ugo Fava che rievoca il passato con qualche rimpianto, ma guarda al presente con enorme ottimismo

Amnesie, Primadonna, Beau GesteCapolinea… sono alcuni nomi di locali milanesi che, a chi ha più di quarant’anni, rievocano un passato gioioso, notturno e creativo, di una Milano irascibile e spericolata. Ugo Fava, milanese doc, classe 1965, li ricorda con piacere perché a suo parere hanno rappresentato un’era simbolica della nightlife sotto il Duomo. Oggi lo scenario è diverso, ma non per questo meno entusiasmante e stimolante.

Milano è una metropoli che l’imprenditore ha visto trasformarsi di continuo in questi ultimi trent’anni. A tratti i cambiamenti sono stati bruschi e radicali, anche dolorosi, ma mai futili e fini a se stessi. I rimpianti dei locali di un tempo c’è sempre, ma la nostalgia è addolcita dalla speranza e convinzione che quelli subentrati sappiano dare a loro volta vitalità ed energia a una città che davvero fatica a stancarsi. Fava in questa fase storica rivede quella vitalità già vissuta di persona negli anni 80, nel cuore della Milano da bere. Il proprietario di alcuni dei locali meneghini più famosi in città (Le Biciclette, Terrazza Triennale, Vista Darsena, Social Market…), sa che in giro è tornato l’ottimismo e la voglia di correre a grande velocità. Anzi a pedalare, come ama dire avendo preso spunto dalle due ruote per dare inizio alla sua attività nel mondo del fuori casa. 


Ugo, quale tuo locale ha più di tutti un’anima milanese?

“Senza dubbio Le Biciclette. Innanzitutto perché la location era in passato la sede di una società meneghina, la Legnano, che costruiva appunto bici. Oggi Milano è fortemente legata a questo mezzo, basta vedere l’enorme successo del bike sharing. Su questo fronte e su molti altri, siamo avanti a molte altre città”.

Le Biciclette nasce con l’obiettivo di…

Creare un luogo dove passare una serata senza dovere fare per forza le 3 del mattino. È stata una scelta dettata da questioni personali. A 30 anni mi sono accorto che non potevo più reggere i ritmi della nightlife fino all’alba. Ho deciso quindi di aprire un locale per ‘nottambuli ma con consapevolezza’. Le Biciclette può forse considerarsi come primo lounge bar di Milano. La parola lounge oggi è desueta, ma vent’anni fa era molto in voga e ben rappresentava il contesto urbano di quegli anni.

Le Biciclette Milano
Le Biclette ha festeggiato quest’anno i suoi primi ventanni: Fava ha aperto questo locale con l’intento di dare vita a un posto ‘per nottambuli, ma con consapevolezza’

L’avventore milanese è davvero diverso da tutti gli altri?

“Non vorrei essere troppo generalista, però è vero che in maggioranza tende a esserlo. Parliamo di una persona che, in media, viaggia molto e ha acquisito dalle varie esperienze un buon background e conoscenza del mondo bar e drink. Oggi entra in un locale, si guarda intorno, studia l’arredamento, prende nota del layout, valuta il servizio, la qualità di quello che consuma. Insomma, un vero rompiballe…ma in senso buono”.

Usciamo dalla tua ‘galassia’ di locali: quali sono gli altri posti di Milano che guardi con affetto?

“Come bar, cito il Radetzky, protagonista di una parte della mia gioventù quando cominciavo a uscire la sera e consumavo i miei primi apertivi ‘alla milanese’. Sui ristoranti mi oriento più su indirizzi fuori dagli schemi vincolati all’essere a tutti i costi alla moda, preferendo invece luoghi che raccontano Milano e cercano di trasmetterne lo spirito. Mi riferisco, per esempio, all’Osteria Briosca in Via Cardinale Sforza e la Premiata Trattoria Arlati in Via Nota”.

Il locale che oggi non c’è più e rimpiangi?

“Il Capolinea alla fine dei Navigli. Era un posto davvero innovativo che accoglieva e lanciava nuove e giovani band che suonavano soprattutto jazz. Ma posso affermare che oggi questo genere di atmosfera è ritornata grazie a posti come lo Spirit de Milan, capace di fare respirare quella bella sensazione di ‘noir’, un clima affascinante che a Milano imperversava negli anni 80, tra il gotico e il misterioso. Per rispondere sempre alla domanda, aggiungo che in città manca quell’energia del clubbing di una trentina di anni fa, rappresentata dall’Amnesie, dal Primadonna o ancora dall’Ippodromo Galoppo. Oggi la musica è cambiata: questo tipo di locale dove si balla mi sembra in generale povero dal punto di vista creativo e molto omologato verso un discorso puramente ‘commerciale’”.

Ugo Fava 1
Milanese doc, classe 1965, Fava ha cominciato la sua carriera come pr per discoteche. Oggi è proprietario di ben otto locali in città

Milano sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Come giudichi quello che sta avvenendo?

“Confermo che regna una certa euforia che mi ricorda quella citata prima, a cavallo tra gli anni 80 e 90. Noto un’energia simile, ma non uguale a quel periodo. In ogni caso, mi pare che Milano stia vivendo una stimolante seconda giovinezza e lo fa con una buona dose di intelligenza, da vera metropoli operativa, fantasiosa e concreta, stando sempre al passo con i tempi”.

Non per smorzare la tua passione milanese, ma della città cosa cambieresti?

“Io amo alla follia Milano e non cambierei un bel nulla. Se potessi però eliminerei il maledetto inquinamento, il grande nemico di questa città e che rende l’aria spesso irrespirabile. E il problema non potrà essere risulto solo usando le biciclette…Ci vuole una maggiore coscienza civile da parte di tutti. Me compreso”.