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Terry Monroe: così Milano mi ha trasformato in ‘domatrice’ del bancone

Terry Monroe ci parla del rapporto speciale con Milano, ma anche dei suoi cocktail e delle feste frenetiche che si svolgono nel suo locale

È eccentrica e simpaticamente istrionica. Ma Maria Teresa Giovinazzo, meglio nota come Terry che in arte diventa Terylin Monroe, è soprattutto una delle migliori mixologist sulla piazza milanese. Milano l’ha consacrata dietro il bancone, dopo averla accolta praticamente appena nata quando i genitori lasciarono nel 1976, il piccolo paesino di Lagonegro, in provincia di Potenza. La barlady, classe 1975, non ha mai dimenticato la sua terra natale e al tempo stesso si è legata indissolubilmente a Milano che, come dice lei, è ‘il place to be’ per chi fa il suo lavoro e non solo.

La sua arena è l’Opera 33, cocktail bar in Via Farini 33, dove Terry è un’icona assoluta. Qui è arrivata dopo avere acquisito le nozioni di base della miscelazione lavorando in alcuni storici locali milanesi (Lollapaloosa, Pacha, Dixieland). Quasi subito ha attirato a sé una clientela affezionata che segue con attenzione l’evoluzione continua dei suoi drink. Alchimia pura. Un mix di sapori, come lo sono le variopinte feste a tema che il locale organizza nei fine settimana. Happening scatenati fino a tarda notte in un tripudio di coriandoli e paillette, maschere e parrucche, burlesque, danza e cabaret.

In questa intervista abbiamo parlato di cocktail, party e drink. Ma soprattutto della nostra amata città. Diventata anche la sua a tutti gli effetti.

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Terry non sei milanese di nascita, ma qui hai praticamente sempre vissuto. Rivendichi comunque con orgoglio le tue origini meridionali: un bel cocktail anche questo, no?

Assolutamente sì, anche perché dentro di me c’è sempre quel lato di donna del Sud. Sento che nelle mie vene continua a scorrere sangue del Meridione. Un fluido elettrico di colore rosso fuoco, che ha saputo benissimo amalgamarsi con i tratti cromatici milanesi, vale a dire quel giallo e quel bianco tipici e ai miei occhi sempre affascinanti.

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Sbarcata a Milano poco più che ventenne, Terry Monroe ha iniziato a lavorare in alcuni storici locali di Milano per poi iniziare la sua avventura all’Opera 33

Terry, Milano ti ha consacrata dietro al bancone. È vero che ‘Milan l’è semper un gran Milan’… o no?
Al detto meneghino rispondo con un’espressione nella lingua dei barman: Milano it’s the place to be. Qui si creano mode e tendenze. La Milano da bere non è mai del tutto tramontata, ma vive e lotta insieme a noi. Certo è cambiata rispetto a quel passato, oggi è straordinariamente all’avanguardia. Io ho girato molto per lavoro, ma non potrei esercitare la mia professione se non all’ombra del Duomo. Altro punto di forza della città: è un groviglio di razze e culture. L’integrazione prende forma, forse come in nessun altro posto in Italia. Un esempio, quindi.

Reso il doveroso omaggio alla città, che la festa ora abbia inizio. Nel tuo locale è spesso tempo di party…
Ogni momento è buono per divertirsi. L’Opera 33 è una sorta di teatro pronto ad accogliere chiunque. Il pubblico che partecipa ai nostri eventi è eterogeneo. Diversa provenienza socio economica, ma accomunati dalla voglia comune di fare baldoria, facendo uscire il proprio estro creativo e strampalato. Un cocktail poi aiuta ad abbattere la timidezza. C’è trasgressione, mai volgarità. Le feste sono spesso in maschera e pittoresche. E io di questo scatenato circo mi reputo la domatrice.

Beh non rimane che partecipare: spiegaci come fare
Il modo più semplice è frequentare i social, iscrivendosi sulla pagina del locale sia su Facebook che su Instagram. Funziona bene anche il passaparola, perché oramai siamo una community di simpatici allegroni.

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Party pittoreschi, a tema, colorati e sempre nel segno dell’allegria: parola di Terry Monroe

Domatrice, ma soprattutto barlady affermata. A Milano, anche per ricambiare, che cocktail dedichi?Parecchi, partendo sempre dalle sensazioni ed emozioni che la città mi trasmette di volta in volta. Quando sono dietro al bancone per creare un drink in sintonia con la ‘milanesità’ mi guardo intorno e la prima cosa che inserisco nella ricetta è lo zafferano, che considero l’ingrediente meneghino per eccellenza. Il cocktail quindi prende forma. Un recente esempio: un Vesper (quello che scrittore Ian Fleming creò per il suo personaggio di James Bond, ndr) che preparo con 25 ml di gin allo zafferano estratto con campana tibetana, 25 ml di vodka con camomilla a sua volta ottenuta da infusione e 10 ml di vermouth dry. Dopodiché, miscelo con tecnica stir not shaken, in modo da mantenere la delicatezza degli aromi coinvolti. In generale, poi, penso sempre che il legame tra Milano e il mondo spirit si possa riassumere con questa associazione di parole: Milano, Negroni, Bitter Campari.

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Innovazione e ricerca al bancone: i cocktail di Terry Monroe scovano nuovi territori del gusto

Curiosità: come nasce il tuo nome d’arte?
All’anagrafe nasco come Maria Teresa ed essendo io di minute proporzioni, fin da piccola mi hanno tutti chiamato Terry. Quando ho iniziato a lavorare dietro il banco dei bar, ho pensato che mi serviva dare una connotazione più femminile (e ruffiana) al mio nome. Sono una bionda, ed ecco che l’idea è venuta fuori per caso: rievocare la bionda diva per eccellenza, vale a dire l’indimenticabile Marilyn Monroe. Il gioco di parole è fatto: Terilyn Monroe, un po’ svestita, un po’ truccata, ma assolutamente donna. Una provocazione, che ne dite, vi piace?

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