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Susanna Parigi

Sensibile,
volitiva, passionale. Tra le voci femminili più interessanti del cantautorato
italiano, Susanna Parigi si muove
tra parole, musica e impegno sociale. Pianista, raffinata interprete, ma
soprattutto autrice di brani capaci di descrivere e penetrare in un
unico flusso sonoro e linguistico l’universo rosa. Di raccontare stati d’animo,
evoluzioni, percorsi, attraverso un vero e proprio linguaggio di genere. Lo
stesso che dà il titolo al suo ultimo album, La lingua segreta delle donne (2011). Vincitrice, nel 2010, del Festival Teatro Canzone
G. Gaber, quest’anno è tra i dieci finalisti del Premio Amnesty con il brano
Crudo. L’abbiamo incontrata in occasione del Human Rights Tour, a
sostegno del cinquantesimo anniversario di Amnesty International.

Il tuo ultimo album, La lingua segreta delle donne, esplora
l’universo femminile con uno stile personale: si può parlare di scrittura di
genere?

Spesso mi dicono
che io sia l’unica cantautrice italiana che abbia una struttura e un linguaggio
veramente femminile. Fin dal primo album del 1996 (Susanna Parigi), ho usato il mio linguaggio e la mia musica con una
sensibilità diversa. Quella che negli anni Sessanta era la parola d’ordine,
ovvero unisex, da un lato trovo sia
un traguardo che testimoni la parità di sessi raggiunta, dall’altro è riduttiva:
siamo biologicamente diversi. Ho dovuto rielaborare un linguaggio nuovo e non è
stato facile. Per parlare, ad esempio, di erotismo al femminile, senza usare per
forza i “cuoricini rosa”: è un argomento delicato, si
rischia di essere facilmente fraintesi. È stato un vero e proprio atto di creazione linguistica.

A cosa si riferisce il titolo del tuo disco?

Il titolo dell’album prende spunto da un linguaggio segreto diffuso nel sud della Cina, un codice che era usato e conosciuto solo dalle donne, il Nushu.


Perché, secondo te, il mondo del cantautorato
italiano è stato ed è soprattutto maschile?
Quando ho cominciato c’erano poche
cantautrici, già oggi se ne annoverano di più. E si rifacevano a modelli di canzone
d’autore di mano maschile come Fabrizio De André. Credo che in
tutti gli ambiti professionali ci sia una predominanza di uomini, non solo
nella musica: in Italia c’è un filtro maschile. Se pensiamo ai discografici, poi, a parte rari
casi come Caterina Caselli, le donne quasi non compaiono. Da donna ti ritrovi a
proporre musica e testi che hanno come riferimento il mondo femminile a un
filtro maschile. Quindi è molto difficile emergere.

Quali caratteristiche individui nel linguaggio
musicale delle donne?

Il linguaggio maschile è sicuramente più strutturato, mentre quello
femminile ha una sua evanescenza, che a me personalmente non piace molto.
Ammiro la musica d’autore maschile perché è meno intimista, ha la capacità di
rivolgere l’attenzione all’altro, partendo dal sé. Ma la scrittura degli uomini
non possiede quella indubbia sensibilità alla natura e all’esoterismo del linguaggio
delle donne. È diverso l’approccio: noi siamo molto vicine al non detto, al dettaglio, andiamo in
profondità.

A Sanremo un podio in rosa con
Emma, Arisa e Noemi, ai Grammy Awards Adele ha fatto incetta di premi: le donne
hanno qualcosa in più o è arrivato il loro momento?
Noi donne siamo diverse, anche se nessuno si è mai
stupito per tre vincitori uomini. Può darsi che si stiano aprendo nuove
possibilità: è chiaro che siamo in grado di progettare tanto quanto gli uomini.

Per il brano Liquida hai collaborato con figure
di spessore del mondo cuturale come Lella Costa e Ottavia Piccolo,
vicine alla rete Se non ora quando?,
che si batte per la dignità femminile e del Paese. Il futuro è nelle mani delle
donne?

L’unica rivoluzione possibile e le uniche alternative a questo sistema, che
è marcio e non funziona, è il pensiero femminile: un pensiero penetrante e
non ricevente. Immagino una società totalmente rivoluzionata. Ciò non significa
vedere le donne al posto degli uomini, ma rifondare il sistema su presupposti diversi.

Ripenso alla copertina dell'ultimo cd della chansonnière del pop letterario: un sottile pizzo bianco le copre la bocca e sembra voler filtrare delicatamente un mondo, un linguaggio, una bellezza tutta femminile da racconatare e preservare. Con l'augurio che possa diventare l'icona di una nuova identità cantautorale di genere.


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