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Ricky Montanari

Consolidata l’esperienza e l’ampia conoscenza musicale, Ricky Montanari conosce soltanto l’ascesa. Tra Echoes ed Amnesia porta, come la nazionale, in giro per il mondo il vero stile .

Come hai iniziato questa passione? Suonavi strumenti, e poi hai cambiato strada oppure sognavi di fare il fin da piccolo?
“Ho sognato fin da piccolo di riuscire a fare questo mestiere, dal lontano 1979 quando ho iniziato nei piccoli, o, comunque, meno conosciuti locali estivi della riviera romagnola come il Play Boy. La svolta è arrivata negli anni Ottanta quando ho iniziato al Peter Pan di Riccione e all’Echoes di Misano Adriatica, locale che mi ha dato molto e a cui sono molto legato.”

La musica è in continua evoluzione, gli stili si evolvono, si fondono e spesso creano nuovi generi, come la minimale. Come si è evoluto il tuo stile nel tempo?
“Non faccio differenza tra house di oggi e quella di un tempo, anzi in questi ultimi tempi sto suonando molta “house vecchia”. Devo ammettere, però, che adoro suonare e la preferisco alle nuove produzioni, troppo spesso uguali tra loro e mediocri. Non è un problema di genere: manca una ricerca del suono, nuovo, diverso e particolare come in molti dischi del passato. La nuova house – faccio principalmente riferimento alla minimale suonata un’intera serata – non trasmette emozioni alle gente, anzi, stufa.”

Come ti poni nei confronti delle nuove tecnologie, in particolare nei confronti del digitale?
“Senza non potrei vivere, lo utilizzo per registrare i mixati da mandare in radio e per creare le mie produzioni, ma l’uso deve però rimanere limitato e ristretto a questi ambiti. Per me il dj lavora manualmente, con vinile e cd, almeno io faccio così. Anche perchè vedere questi dj che suonano durante le serata con il pc è un po’ triste: sembra che stiano controllando la mail, non mixando!”

Hai in programma prossime uscite discografiche o remix?
“Sono uscito nelle scorse settimane con due nuovi brani Get on insieme a Dub Daddies e Dada insieme a Pepe su Beatport. Prossima alla pubblicazione sull’etichetta di Flavio Vecchi c’è un altro mio brano dal titolo It’s time for a change e, successivamente, durante la stagione estiva, uscirà una compilation mixata da me e Behurz per la One-Night Ibizenca dell’Amnesia denominata Made in Italy.

Come vedi il futuro di questa professione, soprattutto per quanto riguarda i giovani?
“Se è vero che 20 anni fa eravamo una ventina a fare questo mestiere, ora siamo 2000 o 3000! C’è stato un notevole incremento di persone che si sono avvicinate a questa passione: basta navigare tra i myspaces e ci si accorge che tutti sono dj. La concorrenza non è mai un problema perchè comunque chi è bravo e fortunato sicuramente emerge, come un po’ in tutti i lavori. Indubbiamente c’è una grande differenza, manca la vera gavetta che noi abbiamo fatto. Oggi i ragazzi che si affacciano a questo mondo tendono a focalizzarsi su un genere musicale, senza imparare a seguire le tendenze, adattarsi e, soprattutto, a sentire la pista.”

Oltre a realtà come le one-night della Noche Escabrosa, cosa hai in programma per l’incanzante stagione estiva? Resterai in Italia oppure volerai via?
“In Italia sarò resident dell’Echoes, come sono già ora, e del Prince di Riccione, e poi tutti i mercoledì volerò ad per la serata Made In Italy, di cui sono dj resident, all’Amnesia.”

Un che non può mancare nella tua valigia?
Living in Exstacy – Mood II Swing.”



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