Peter Greenaway: a Milano ho trovato il chiodo mancante

Il regista gallese Peter Greenaway, noto per capolavori del cinema come Il ventre dell’architetto e L’ultima tempesta, racconta a Milanodabere.it il suo ultimo lavoro The missing nail, video installazione sul chiodo mancante del Cenacolo di Leonardo da Vinci. Lo presenta domenica 27 ottobre al Milano Design Film Festival

Pittore, regista visionario, scrittore…per comprendere il mondo di Peter Greenaway si potrebbe cominciare dal film-intervista L’alfabeto di Peter Greenaway, opera della moglie e artista visiva olandese Saskia Boddeke (I Wonder Pictures di recente lo ha portato anche nei nostri cinema). Ripercorre arte e vita del grande regista gallese, 77 anni, attraverso un dialogo con la figlia Zoe. “La vita è arte e l’arte è vita” è questo il motivo che accompagna da sempre la sua opera. E di cui si ricordano pellicole come Il ventre dell’architettoI racconti del cuscino, L’ultima tempesta, I misteri del giardino di Compton House, Nightwatching. I film di Greenaway sono quadri viventi. Ne è una dimostrazione anche il suo ultimo lavoro The missing nail, video multimediale con cui esplora l’Ultima cena di Leonardo da Vinci.

Se vi prendete del tempo per studiare l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci con un po’ di assistenza di occhi esperti, noterete un piccolo foro nell’intonaco, cinque centimetri a sinistra dell’occhio destro di Cristo. Si trovava lì un chiodo su cui Leonardo appese il filo a piombo che gli permise di mettere in bolla l’opera


The missing nail

Partendo da quel chiodo mancante, Peter Greenaway ha creato la sua ultima installazione video The missing nail (il chiodo mancante, appunto). Offre un’esplorazione visionaria dell’affresco vinciano, che il regista gallese ha realizzato su commissione di Cassina – e con la produzione di Gianluigi Ricuperati – per celebrare i 500 anni dalla morte del genio toscano. Attraverso giochi di luce e prospettive porta in vita l’opera di Leonardo. Creando collegamenti che dalla tavola degli apostoli arriva ai pianeti del sistema solare, fino alla Torre Eiffel e alle Torri Gemelle. Vi proponiamo un estratto di The missing nail:

Il regista di The missing nail ospite al Milano Design Film Festival

Domenica 27 ottobre sarà proprio Peter Greenaway in persona a presentare al pubblico di Milano Design Film Festival, presso la Sala Excelsior dell’Anteo Palazzo del Cinema, la proiezione di The missing nail. In tale occasione terrà una vera e propria lezione d’arte su Leonardo e l’Ultima cena, accompagnato dal gruppo musicale Architorti, autori della colonna sonora della video installazione. Un appuntamento unico per incontrare il regista, principale esponente del cinema d’autore e sperimentale europeo, i cui film sono quadri viventi: “i miei film sono dei dipinti con colonna sonora” afferma nell’intervista che vi proponiamo.

Intervista a Peter Greenaway

Con The missing nail torna a confrontarsi con Leonardo da Vinci e il Cenacolo. Cosa la affascina maggiormente del maestro del Rinascimento e quale è il suo rapporto con Milano?

Leonardo era un perfezionista, studiava i suoi dipinti in ogni dettaglio. A Milano ha realizzato le sue opere maggiori. Per girare The missing nail ho avuto il privilegio di trascorrere otto ore al giorno per sedici settimane in Santa Maria delle Grazie. Giravo di notte, così da non ostacolare il flusso dei turisti. Ho avuto il Cenacolo tutto per me. Lavorando con il digitale di fronte al dipinto ho colto tutti i dettagli. Il perfezionismo di Leonardo era straordinario.

Lei lavora spesso in Italia, cosa le piace del nostro paese?

La sua storia e l’arte ovviamente, sono prima di tutto un pittore. Da buon inglese amo Venezia, e proprio in laguna girerò il mio prossimo film: sarà una personale interpretazione di Morte a Venezia in cui vedremo cosa è diventato quel bellissimo ragazzo efebico sulla spiaggia, Tadzio, 40 anni dopo. In Sicilia e in Umbria, invece, girerò parti di un altro film a cui sto lavorando sulla vita di Constantin Brancusi. E ancora in Italia, a Lucca sto lavorando al film Lucca mortis, con Morgan Freeman.

Arte e cinema convivono da sempre nelle sue opere

Mi chiedono spesso perché da pittore ho poi scelto di fare il regista. Ebbene ero deluso che la pittura non avesse una colonna sonora. Forse è questo quello che faccio: cerco di fare pittura con colonna sonora. Oggi il cinema deve essere qualcosa d’altro. La rivoluzione digitale ne ha cambiato le regole, anche i luoghi. Fino a dieci anni anni fa, quando parlavo con gli studenti dicevano tutti che volevano fare il regista. Oggi invece aspirano a fare i curatori museali. È la cosa più importante. Perché non puoi toccare la televisione, non puoi toccare i film, ma se sei un direttore di museo puoi odorare le cose, toccarle, avere un rapporto fisico con la materia. Oggi non costruiscono cattedrali o teatri d’opera, costruiscono musei.

Scoprite anche:
Gabriele Salvatores: Milano mi ha fatto crescere
Luca Argentero: io, Leonardo
Alda Merini, gli eventi per il decennale della morte
La redazione di Milanodabere ospita Bookcity nelle case