Gabriele Cavallaro: Isola Design District Goes Digital

Il distretto più giovane del design milanese diventa digitale. Il lancio avverrà in coincidenza con la prima edizione del e sarà accompagnato da una serie di eventi in live . Per saperne di più vi proponiamo l’intervista di Milanodabere.it a Gabriele Cavallaro, project manager di

Nell’arco di tre edizioni, Isola Design District è diventato uno dei distretti più innovativi del Fuorisalone. Una vera e propria comunità internazionale, con l’obiettivo di “valorizzare studi di design indipendenti, creativi emergenti, scuole e piccole realtà con grandi potenzialità” sottolinea Gabriele Cavallaro.

A dimostrarne il successo, oltre i mille espositori e i 150mila visitatori provenienti da tutto il mondo che ha ospitato, è stato il debutto alla Dutch Design Week di Eindhoven. “Non siamo il distretto delle multinazionali e delle produzioni di massa. Isola District vuole dare spazio a progetti sperimentali, biomateriali, prototipi, pezzi unici, piccole produzioni artigianali. Tutto questo cercando di lavorare con gli stakeholder del quartiere, e mantenere così i costi di esposizione ragionevoli. E, dove possibile, ospitando gratuitamente i progetti che riteniamo più validi, a prescindere dal nome del designer” dichiara a Milanodabere.it Gabriele Cavallaro, co-founder di Blank e Project Manager di Isola Design District.


Il più giovane dei distretti del design milanese si conferma ora anche il più digital. Con l’annullamento dell’edizione 2020 del Salone del Mobile e, di conseguenza, della Milano Design Week a causa dell’emergenza , gli organizzatori di Isola DD hanno digitalizzato l’evento. La nuova piattaforma sarà online da metà giugno, insieme a un programma di lancio con eventi in live streaming dal 16 al 21 giugno. Ci siamo fatti raccontare il progetto da Gabriele Cavallaro.

Isola è il primo distretto del design milanese a essere diventato digital. Come nasce l’idea?

Dietro ai momenti di difficoltà si nascondono sempre nuove opportunità. È questo che continuavo a ripetermi quando è divenuta ufficiale la notizia della cancellazione del Fuorisalone 2020. Isola è uno dei distretti del design più recenti, ma è cresciuto in fretta. Da lì la decisione di puntare tutte le nostre energie sulla digitalizzazione dell’evento. La digitalizzazione dell’evento non rimpiazzerà certo l’evento fisico. Trasforma però un progetto che vedeva la luce una o due volte all’anno in una piattaforma che vive invece sempre. Era un’idea che avevamo già in mente da tempo. E che abbiamo deciso di lanciare proprio adesso, anche per dare un segnale di speranza a tutti i designer nel nostro network, in un anno che è iniziato come peggio non poteva.

Quali sono gli obiettivi del progetto?

L’obiettivo è di essere anzitutto una piattaforma di qualità. Per questo, il nostro team curatoriale valuta ogni singolo progetto prima di approvare l’iscrizione dei profili. Poi vogliamo sicuramente continuare ad essere un punto di riferimento per i designer che guardano al futuro da un lato e per chi ha voglia di scoprire i loro lavori dall’altro.

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Gabriele Cavallaro, ci può raccontare come è strutturata la piattaforma?

Al nostro sito verranno integrate quattro nuove sezioni: Isola Design Community, dove i designer selezionati potranno pubblicare i propri progetti. Isola Design Magazine, una raccolta di articoli sia del nostro team editoriale sia di contributor esterni. Isola Digital District e Isola Virtual Exhibitions, che rappresentano la parte un pochino più innovativa del progetto. Per queste ultime due funzionalità abbiamo, infatti, messo insieme risorse tecnologiche diverse tra loro, anche se già esistenti sul mercato. Come la creazione di un’interfaccia grafica animata per riprodurre il quartiere Isola online. Oppure come anche la fotografia panoramica, per far visitare una galleria oppure uno studio di design del distretto. Il tutto direttamente dai dispositivi degli utenti. Fino poi ad arrivare alla realtà virtuale, con la quale abbiamo creato uno spazio immaginario. Si tratta di una fabbrica abbandonata che accoglierà i nuovi lavori di alcuni dei designer della nostra community. Dando, così, loro la possibilità di lanciare e raccontare nuovi prodotti in anteprima tutto l’anno.

Ci sarà anche una sezione dedicata all’e-commerce?

Abbiamo deciso di non realizzare un online store ma di averne diversi, creando così collaborazioni con realtà terze. Da subito ci saranno Milan Design Market, che è sempre un nostro progetto. E Design Milk, che è uno dei magazine ed e-commerce di riferimento del settore a livello globale. Quindi i designer che lo vorranno, potranno comunque vendere sul nostro sito e a condizioni vantaggiose attraverso i nostri partner.

Ma la cosa più importante è che il 16 giugno lanceremo una versione della piattaforma che non sarà affatto definitiva! La bellezza del digitale, infatti, è che non ha limiti. Continueremo quindi a svilupparla nei prossimi mesi e anni, cercando di offrire nel tempo sempre nuovi servizi ai designer, molti dei quali gratuiti. E creando contenuti che possano attirare visitatori ogni giorno e integrandola agli eventi fisici che spero riprenderemo ad organizzare il prima possibile.

A chi si rivolge la piattaforma?

Abbiamo ideato Isola Design District con un obiettivo chiaro. E cioè dare visibilità ed opportunità a designer emergenti e studi indipendenti che non avevano la possibilità di affrontare i costi del Fuorisalone nei distretti storici. Nel tempo questo aspetto non è mai cambiato e non cambierà certo nella versione digitale del progetto. Quello che è migliorato oggi rispetto a quando siamo partiti è sicuramente la curatela. E questo anche grazie all’esperienza fatta durante le prime due edizioni dell’evento, che ci ha aiutato a prendere una direzione chiara l’anno scorso a Milano. Ma anche alla Dutch Design Week di Eindhoven, dove il nostro lavoro è stato riconosciuto ed apprezzato e dove vogliamo diventare una realtà presente in maniera stabile. Sulla nostra piattaforma saranno, così, presenti i profili e le proposte che riterremo coerenti con la nostra visione del design e del futuro, senza prescindere da innovazione, ricerca e sostenibilità. Lavoreremo, inoltre, per fare in modo che gli utenti del nostro sito possano essere in gran parte giornalisti, buyer, aziende. E, ovviamente, anche amanti del design, affamati di novità.

Nell’arco di tre edizioni, come si è evoluto il progetto Isola DD?

All’inizio eravamo appena in tre. Oggi tra Blank, l’agenzia creativa che ho fondato con mia moglie Elif Resitoglu, e 24PR&Events, la società di eventi di Nicola e Giulio Nicoletti con i quali lavoriamo al progetto, siamo un gruppo di professionisti estremamente motivati. Ciò ha fatto sì che, in termini di location, di espositori, di eventi, di pubblico, ma anche di investimenti, il progetto potesse avere una crescita costante nel tempo. Quest’anno sarebbe stata sicuramente la migliore edizione di sempre, con mostre e installazioni ancora più numerose e in spazi inediti. Molte attività sono state già confermate per il 2021, ma per altre purtroppo c’è da rifare tutto daccapo.

Isola Design District è il più giovane distretto del design milanese ad avere partecipato a un evento internazionale come, appunto, la Dutch Design Week di Eindhoven. Quali sono stati i frutti di questa collaborazione?

La Dutch Design Week è stato un passo importante e al contempo rischioso per noi, ma decisamente azzeccato! Io ed Elif avevamo vissuto la manifestazione da visitatori e ce ne eravamo innamorati. Siamo riusciti in poco tempo a crearci un piccolo network di persone che conoscevano ed apprezzavano già Isola Design District in Olanda. Così è stato tutto molto naturale: abbiamo trovato una location meravigliosa, in un quartiere tra il centro storico e Campina, dove viene organizzato il Graduation Show della Design Academy di Eindhoven. E abbiamo allestito una mostra con 35 designer da tutto il mondo, tra cui Pietro Algranti e Myriam Kuehne Rauner che hanno i propri showroom all’Isola. Adesso sono in costante contatto con la Dutch Design Foundation per capire cosa riusciremo a fare quest’anno nonostante il Covid-19. Ma i frutti di questa operazione si sono visti da subito: alcuni dei migliori talenti della DAE avrebbero dovuto esporre con noi durante la Design Week 2020. Lo faranno online, così come tanti studi di design e designer dei Paesi Bassi, tra cui Rive Roshan e Wisse Trooster, che è anche entrato a far parte del nostro team.

Gabriele Cavallaro: come immagina in futuro eventi come la Milano Design Week, alla luce delle conseguenze causate dall’emergenza Covid-19?

Di sicuro non riesco ad immaginare un futuro senza eventi, anzi. Però credo che questa esperienza ci stia facendo capire che non bisogna dare nulla per scontato. Sembrava impossibile a fine febbraio pensare a una Milano deserta e poi privata del suo evento più importante. È stato straziante. Il futuro del design spero possa essere più collaborativo. Sia tra i designer sia tra gli operatori stessi del design milanese. Credo che a Milano la Design Week abbia il grosso limite di essere pensata più per distretti che come entità unica. Fosse stato così, la sinergia tra i vari organizzatori avrebbe sicuramente dato vita ad un piano B diffuso, e di conseguenza ad una possibilità di interazione maggiore con le migliaia di realtà coinvolte. Noi nel nostro piccolo stiamo provando a creare una vetrina digitale accessibile da qualsiasi dispositivo, ovunque ed in qualsiasi momento. Questo proprio per dare uno strumento di fruizione aggiuntivo per i progetti di design che vogliamo promuovere. Non lo abbiamo pensato, infatti, come progetto fine a se stesso. Ma come un investimento a lungo termine, che diventerà il valore aggiunto degli eventi fisici. Ed anche una certezza in più in situazioni di emergenza come quella, appunto, che stiamo vivendo.