Federico Gordini: a Milano si vince giocando d’anticipo

È l’ideatore della Milano Food Week e di altri eventi milanesi di successo. Federico Gordini si racconta nel segno della sua Milano

Su Milano oggi scommettono in tanti. Facile farlo adesso, viene da pensare. Dieci anni fa non erano infatti in molti a puntare in modo spregiudicato sul capoluogo lombardo. Soprattutto se al tempo non avevi ancora compiuto 30 anni. Cosa che invece ha fatto Federico Gordini, milanese, classe 1981, che seguendo il suo istinto imprenditoriale ha colto, prima di altri, l’opportunità di investire su alcuni trend nascenti a cavallo tra gli anni 90 e l’inizio del nuovo Millennio.

Un percorso lavorativo avviato da giovanissimo, poco più che diciottenne, nel mondo della nightlife come pr di note discoteche milanesi che, in quel periodo, erano un grosso polo di attrazione alla moda. Archiviata questa parentesi ‘sonora’, Gordini sposta l’attenzione verso l’arte, con un focus sulla street art e, a soli 21 anni, progetta la realizzazione di un’importante opera firmata dal best of degli esponenti di questo movimento. Il suo nome da quel momento inizia a imporsi nell’ambiente degli eventi e della comunicazione marketing.


Arrivare prima di altri è il suo leit motiv. Cinque anni più tardi dedica i suoi sforzi alla promozione di Milano come candidata per accogliere l’Expo 2015, fiutando che l’esposizione si rivelerà un ulteriore trampolino di lancio per il capoluogo lombardo. Aggiudicatosi l’evento, da quel momento in città si comincia a parlare di cibo in maniera sempre più insistente. Il preambolo delle tre famose F meneghine: Furniture, Fashion… e appunto Food. Parole come gourmet, foodie, wine lover e così via non passano inosservate e, cavalcando la nascente onda, Gordini nel 2009 dà il via alla Milano Food Week (clicca qui per l’edizione 2019), a cui si aggiunge nel 2012 Bottiglie Aperte, mentre dal 2018 il trittico si arricchisce con la prima edizione della Milano Wine Week (leggi qui cosa è successo nel 2018).

E stato anche uno dei soci fondatori dell’insegna Meatball Family, la ‘polpetteria’ creata nel 2013 insieme all’attore Diego Abatantuono.

Insomma, un imprenditore vulcanico, che sicuramente non si annoia. Lo abbiamo intervistato e ci siamo fatti raccontare alcuni passaggi del suo variegato percorso professionale, raccogliendo pensieri su Milano e su cosa attende questa metropoli oggi più che mai in fase di profondo rilancio. Un’evoluzione che ricorda i gloriosi anni 80. Quelli della Milano da bere.

Federico, il tuo curriculum è pieno di attività e scommesse professionali vinte. In principio fu il graffiti…
E ancora prima il mondo della notte, visto che ho cominciato a lavorare come pr delle discoteche. Era la fine degli anni 90… Madame Claude, Yachting Club, Stage, Caffè Atlantique. Momenti ruggenti per quel mondo. A 21 anni ho poi deciso di uscire dalla nightlife per creare una mia società di eventi artistici. Sono riuscito a radunare 20 grafic artist di fama nazionale e mondiale, tipo London Police, Galo, Bo 130 e Microbo. A loro ho chiesto di realizzare una duplice tela da 280 metri quadri per esporla presso la Galleria Meravigli. Un’opera da Guinness dei Primati di cui ancora oggi vado molto fiero e che si chiama Arteimpropria.

Ieri pr, oggi imprenditore di successo: il passo è stato breve. Questo tuo ruolo odierno esige di avere fiuto e sapere cogliere gli attimi vincenti. L’Expo è stato uno di questi, giusto?
Ho sempre avuto una passione per i grandi eventi. Studiando il modello dei Giochi Olimpici del 1992 di Barcellona, ho compreso che appuntamenti mondiali come questi, se ben organizzati, danno una scossa pazzesca alla città. Mentre Milano era in corsa per aggiudicarsi lesposizione universale, ho fondato  Milano Expo Commitee con il compito di sensibilizzare la città su questo avvenimento, sottolineando le varie opportunità che ne deriverebbero, soprattutto legato al cibo. Il 31 marzo 2008 Milano vince la gara e da lì inizia una storia bellissima. Ero sicuro che Expo sarebbe stata una sfida vincente e da subito ci ho scommesso senza esitare.

Expo ha in buona parte sdoganato il concetto di food e salute, ma tu già nel 2009 hai istituito la Milano Food Week, uno dei primi eventi focalizzati sul cibo. Cosa ricordi di quel periodo?
In quell’anno, dopo la candidatura vinta per l’Expo, mi son reso conto che la città si stava apprestando a subire un enorme cambiamento all’insegna del food. L’idea della Milano Food Week si ispira al successo del Fuori Salone che è riuscito a mettere in evidenza la grande capacità di Milano di sapere fare sistema e creare una forte sinergia tra le parti in gioco. Siamo partiti dunque nel 2009 dai chiostri dell’Umanitaria, fino a coinvolgere oggi un quartiere a forte impronta innovativa come City Life… che a pensarci bene dieci anni fa nemmeno esisteva.

Federico Gordini al centro tra Davide Oldani (a sx) e Carlo Cracco (a dx), due dei tanti chef reclutati per la decima edizione della Milano Food Week

Milano non sta ferma un attimo: quale altra città al mondo compete con il capoluogo lombardo? Ripetiamo ‘al mondo’… ti sorprende questa misura di paragone?
Proprio per niente e adoro sentirmelo chiedere. Rispondo dicendo che, fino alla fine del primo decennio del 2000, ci saremmo limitati a ragionare esclusivamente a livello nazionale, senza minimamente osare e andare oltre. Da lì in poi, invece, le cose sono radicalmente cambiate e la città è salita prepotentemente alla ribalta. I paragoni ora si fanno con le grosse metropoli mondiali. Mi piace paragonare Milano a una piccola Manhattan. Piccola solo perché questa parte di New York ha una superficie maggiore rispetto a quella milanese. Nei due luoghi si denota la stessa effervescenza e desiderio di stupire. Anche da noi alcuni quartieri sono stati bonificati e rilanciati diventando zone ad alto contenuto creativo. Guardate per esempio il caso di NoLo, ieri zona disagiata, oggi area urbana all’avanguardia.

Si coglie subito la tua forte appartenenza con la città. Piccolo esercizio di memoria: quali sono i locali e ristoranti che più di altri hanno segnato la tua adolescenza?
Il primo è senza dubbio la Trattoria Arlati, che considero la mia seconda casa. Un luogo dove si respira quel magnifico sentimento di milanesità autentica. Come locale, invece, indico il Jamaica dove ho trascorso infiniti pomeriggi in compagnia di amici storici. Il suo fascino si lega anche al fatto che la location, nonostante siano passati gli anni, non accenna minimamente a cambiare. Brindo al Jamaica e gli auguro di rimanere così com’è, conservando la sua splendida autenticità.

Attualmente Milano cos’ha in più degli altri?
In primis una concentrazione tematica pazzesca, oltre al fatto di rappresentare davvero quel lifestyle tipicamente italiano con tutti i suoi atout. Aggiungo anche l’unicità di certe manifestazioni, come la Milano Design Week. E poi questa capacità di attirare. Non penso sia un caso che Starbucks abbia scelto Milano (leggi qui) per esordire in Italia. La città offre di tutto, dai ristoranti super stellati a quelli più accessibili e sempre di grande qualità. Perché non tutti possono permettersi di spendere cifre elevate quando escono a cenare fuori.

Federico Gordini è stato tra i primi imprenditori a puntare sul food creando dieci anni fa la Milano Food Week

Hai mai pensato di organizzare una Milano Food Week al di fuori dei confini meneghini?
Ogni prodotto di successo merita di essere esportato. È vero però che è difficile sviluppare in altre città il concetto di ‘week’ proprio per la mancanza di quel sistema e rete di cui parlavo poc’anzi.

In questo clima euforico, a Milano, secondo te, manca però qualcosa?
Se ci assegnano le Olimpiadi Invernali siamo a posto! In ogni caso, più che alla città, manca qualcosa a chi ci vive. Nel senso che cè ancora una fetta di popolazione che è tagliata fuori da molte iniziative per questioni prevalentemente economiche. Mi piacerebbe che la busta paga per molti fosse un po meno leggera. Sarebbe bello tornare a quel sentiment degli anni 80 dove mediamente regnava un maggiore potere di acquisto e spesa. Insomma, cè bisogno di tornare a vivere i giorni della Milano da bere.