Con Hervé Barmasse alla scoperta della montagna perfetta

Sul Monte Cervino, abbiamo raggiunto i 2800 metri con Hervé Barmasse, alpinista ed eroe di imprese leggendarie come la salita agli 8mila metri in sole 13 ore. Alla scoperta del fascino della montagna d’estate al fianco di chi non ha paura di niente. O forse sì, un po’ di paura ce l’ha…

La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà. Lo sosteneva Fabrizio De André e non è un caso che siano stati Gli Apocrifi, cover band del grande Faber, a fare da sfondo musicale alla serata-evento conclusiva della Settimana del Cervino, lo scorso luglio. Superiamo i 2mila metri, siamo alla base del Cervino, la chiesetta degli alpini si raggiunge comodamente a piedi da Breuil-Cervinia. Qui Hervé Barmasse ha lasciato a bocca aperta tutti gli spettatori, più di mille presenti, con i racconti e con i video delle imprese storiche. Le sue, quelle di suo papà Marco, quelle di altri alpinisti che prima di lui hanno fatto la storia. Tutti alla conquista della Gran Becca, la montagna simbolo, perfetta. Scenario di vere e proprie gesta eroiche, anche in solitudine, dove si respira il significato più profondo di libertà, per tornare a De André.

Andiamo con ordine. Ad assistere a quelle celebrazioni c’eravamo anche noi di Milanodabere. Abbiamo conosciuto di persona Hervé Barmasse, guida alpina da quattro generazioni. Scrittore, divulgatore, interprete di un alpinismo ispirato al rispetto per l’ambiente e per l’uomo e di quello stile alpino con cui ha raggiunto in 13 ore gli ottomila metri. Sguardo affascinante, modalità super social. Neo papà di due bambine. Un maestro e una star, a cui chiedere un selfie o un autografo nelle prime pagine del suo libro.


Rischiando ho compreso l’essenziale, il valore della vita; perché è solo quando metti in gioco la cosa più cara che hai che ne comprendi il suo significato più profondo (Hervé Barmasse)

Con Hervé, da Cervinia, abbiamo raggiunto Plan Maison, località montana del comune di Valtournenche, Valle d’Aosta. Da lì il Rifugio Oriondé/Duca degli Abruzzi sul Monte Cervino, a 2802 metri, in un paesaggio lunare. Il suo volto e i suoi racconti, tra una sosta e l’altra, sono la scusa perfetta per una scalata – è il caso di dirlo – alle emozioni, per scoprire la stagione estiva a Breuil-Cervinia Valtournenche. Una serie di attività outdoor e di eventi culturali che ogni anno, nella settimana a cavallo tra il 14 e il 17 luglio (le due date simbolo sono quelle dei primi raggiungimenti della vetta), immergono cittadini e turisti nella vasta proposta che questo paesaggio, più noto d’inverno dagli amanti dello sci, ha da offrire anche in estate.

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A tu per tu con Barmasse

Hervé, torniamo al concetto di solitudine e a quello di libertà del caro De André.
Una cosa che ho cominciato a consigliare alle persone è di vivere – ognuno al proprio livello – un attimo di solitudine nella vita. Non perché ci si debba isolare a tutti i costi. Quando sei da solo e compi un’esperienza, non per forza la scoperta di una via nuova del Cervino, immagina di lasciare a casa il cellulare e di perderti nel bosco per un paio d’ore, per poi tornare… ecco, quando si ritorna, in relazione alle altre persone ti comporterai in modo differente.

Quando arrivi al limite della tua vita apprezzi molto di più ogni singola cosa. Qualsiasi cosa stupida e banale acquista un grande valore. Io ho bisogno di condividere la montagna, non vado sempre da solo. Ho bisogno di condividerla in tanti modi, non solo aprendo delle vie nuove. È sempre una questione di condivisione, condividere significa mettersi in gioco e uscire dal tuo sapere per cercare di apprendere qualcosa che non è tuo. Secondo me questo è bellissimo.

Da una parte il fascino della solitudine, dall’altra, dunque, l’importanza della condivisione.
Io ho fatto molte esperienze in solitaria ma anche molte altre in cordata, anche sul Cervino. Sono due cose diverse. L’arrampicata solitaria è una cosa per pochi. Ci sono alpinisti bravissimi che però non arrampicheranno mai da soli, perché è veramente un gioco molto, molto rischioso, è una dimensione davvero difficile. A volte anche una grande fregatura. Proprio per questa serie di fattori è un’esperienza vissuta da pochissimi, almeno a certi livelli. Allora è difficile che qualcuno ti capisca e capisca perché lo fai, perché ti spingi così oltre, perché rischi la tua vita, quello che provi. La gioia che senti e quella sensazione che hai, in alcuni casi fatichi anche a condividerla. O lo fai o non lo capisci.

Quando Hervé Barmasse compie una delle sue imprese ha la consapevolezza del rischio?
Sempre, quella deve esserci sempre. Perché se non percepisci che ti stai mettendo in gioco allora sei un alpinista morto in partenza, questo è sicuro.

Tue sono molte delle prime ascensioni più difficili, la nuova via aperta in solitaria sul Cervino o la prima salita del Beka Brakay Chhok in Pakistan. Per quanto riguarda il Cervino, ancora, sei l’alpinista che qui ha compiuto più exploit. Oppure è recente la tua esemplare ascensione in Himalaya salendo in stile alpino la Parete Suddello Shisha Pangma (8027 m) in appena 13 ore. Ecco la domanda: non hai mai paura di niente?
Sì, certo. Senza la paura non hai il senso del limite. La paura è una cosa importante.

Allora cos’è per te la paura? Una spinta per andare avanti? È invece la causa che blocca un successo?
Da una parte ti può bloccare, ed è giusto che sia così. Il mio campanello d’allarme, quando sono in solitaria, suona quando mi domando E adesso? Essere onesti con se stessi e mettersi in gioco in maniera totale significa reagire e saper rispondere a quella domanda. Vado avanti? Sopravvivo? Quello rimane il fascino dell’alpinismo, come di certi altri sport simili.

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Hervé, sei appena diventato papà di due bambine. La tua figlia maggiore ha poco più di un anno. Questo ha cambiato in qualche modo il tuo senso del limite?
Diventare padre ha cambiato la responsabilità che ho nei confronti di qualcun altro. Non la mia. Io non ho più paura di prima, anzi, nei miei prossimi progetti andrò sempre alla ricerca di qualcosa che io personalmente non ho ancora mai affrontato. Che senso avrebbe per me aprire una nuova via sul Cervino? L’ho già fatto, non è più affascinante. Se invece non sei sicuro del tragitto allora ci metti più attenzione. Oggi dico che devo essere responsabile, sì, ma non per me, lo devo essere per chi è a casa e ha bisogno di me.

Ultima, doverosa, domanda. Progetti per il futuro?
Io ho ancora due progetti sul Cervino che vorrei realizzare. Uno è giocoso, l’altro invece è molto importante, serio, difficile e molto rischioso. Se poi un giorno riuscirò a compierlo allora te lo racconterò, per ora non mi sbilancio, non perché temo che qualcuno me lo rubi, diciamo che è una questione di scaramanzia, quella un po’ c’è e mi contraddistingue.

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