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Carlo Settembrini del CISOM: Milano è come una mamma

Il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta – CISOM Gruppo di Milano riceve la Civica Benemerenza agli Ambrogini d’Oro. Il capo gruppo Carlo Settembrini ci racconta una Milano “bipolare e attenta”, vista dagli occhi di chi aiuta: “Siamo nati per dare una mano alle persone”

Milano è un gran casino, ma è anche una città che sa aiutarsi: è un po’ come una mamma“: ci racconta una città frenetica, ma anche intima e che sa volere bene, Carlo Settembrini Sparavieri Trabucchi, avvocato e Capo Raggruppamento Lombardia del CISOM Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Una realtà importante per Milano, quella del CISOM, letteralmente appesa nei cartelloni pubblicitari di mezza città e sotto i riflettori da quando proprio il nostro avvocato ha ricevuto dalle mani del Sindaco l’Attestato di Civica Benemerenza, in occasione della Cerimonia degli Ambrogini d’Oro 2018 lo scorso 7 dicembre.

Un premio prestigioso, rivolto proprio all’ordine di soccorso che, come spiega la motivazione, presta attività di protezione civile, sociale, sanitaria, umanitaria e di cooperazione. Porta assistenza e soccorso alle persone in difficoltà e a Milano è attivo ogni giorno nel supporto ai senza fissa dimora.

Probabilmente, prima degli Ambrogini non ci conosceva nemmeno il Sindaco Sala. Uno dei nostri principali obiettivi è quello di far sapere cosa facciamo per Milano e non solo“, continua Carlo. Si parla di Ambrogini d’Oro, la tentazione è forte. Alla cerimonia hai rischiato di incontrare Chiara Ferragni, si vociferava che anche a lei sarebbe andato quel riconoscimento, faccio io. “Diciamo che così com’eravamo, eravamo in ottima compagnia“, mi risponde, sorride.

I volti di Milano: scopri QUI la nostra rubrica PEOPLE!

Cisom Carlo Settembrini
Cisom, Carlo Settembrini e il Sindaco Sala, cerimonia Ambrogini d’oro 2018

“Milano è bipolare, ma anche molto attenta a quello che succede”

Insieme a Settembrini scopriamo l’altro volto di Milano, di una città in cui le persone “Corrono di continuo, sembrano schizofreniche, ma poi sono le stesse che si fermano perché c’è bisogno di aiuto”.

Carlo, sfatiamo subito una cosa: Milano non è una città chiusa e indifferente.
A Milano fanno tutti una vita frenetica ma le stesse persone che corrono di giorno sono quelle che alla sera aiutano il prossimo. Siamo una città bipolare, ma che sa aiutarsi. La gente è molto disponibile, a tutte le età. Noi siamo circa 250 volontari dai 17 ai 97 anni, per la maggior parte under 40, ma tutti, come possono, hanno voglia di aiutare chi ha bisogno. In generale, gli abitanti di Milano, per la gran parte, sono persone impegnate, ognuno secondo il proprio cuore. C’è chi aiuta il FAI, chi gli animali, chi la storia, all’Ambrogino sono state premiate numerosissime realtà di questo tipo. Milano pensa a crescere, a migliorare, ad aumentare il fatturato ma è una città anche molto attenta a quello che succede. 

Veniamo al riconoscimento a CISOM in occasione degli Ambrogini d’Oro 2018. Ve l’aspettavate?
No, non ci pensavamo neanche, era un’idea molto lontana da noi. Mi è arrivata la telefonata una sera, all’improvviso, mentre guidavo in autostrada. È stato molto emozionante salire sul palco, sentirsi dire da Sala ‘Avanti così’. Avevo visibilmente gli occhi lucidi.

Cosa significa questo premio?
L’ho voluto interpretare più come un ringraziamento ai volontari che si occupano di chi ha bisogno e non come un merito mio. Un punto di arrivo ma anche di partenza motivazionale: siamo stati bravi, ora però tiriamoci ancora più su le maniche e diamoci da fare. Siamo nati per dare una mano alle persone

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Milano da scoprire e di chi ha voglia di raccontarsi

Con il vostro gruppo andate in giro, di sera e di notte, dal Duomo alla periferia, ad assistere i senza dimora. Che rapporto si crea con le persone che incontrate?
La nostra presenza è importante per dare un supporto, anche morale. Facciamo vedere che ci siamo. Soprattutto in periferia, nelle aree più complesse, penso alla zona attorno alla stazione di Rogoredo. Spesso si crea un rapporto intimo. Ascoltiamo storie personali. Chi è senza dimora è perché probabilmente ha una grossa difficoltà personale alle spalle e ha voglia di raccontarsi. Se poi sono storie vere o inventate chi può dirlo, non spetta a noi giudicare.

E con la città?
Milano di sera è affascinante. Tra i momenti in cui è più bella c’è la domenica mattina alle 7: non c’è nessuno, la vivi pienamente, anche in centro, la senti ancora più tua. È bello scoprire questo aspetto della città anche grazie al rapporto che c’è tra noi volontari di CISOM quando, dopo un servizio, a orari assurdi, ci riuniamo per mangiare qualcosa. Si instaura un bel rapporto con i gestori dei locali ancora aperti.

Porta Romana, il Policlinico, Niguarda, Affori: perdersi a Milano

Una zona di Milano a cui sei affezionato?
Porta Romana. Qui ho fatto le scuole, ho passato la mia giovinezza. Si passa da via Orti, suggestiva, bellissima, ricorda la vecchia Milano, a zone in cui si nota il segno del cambiamento della città, tra le case di inizio Novecento. C’è la Chiesa di San Barnaba e non distante la Sinagoga, c’è Porta Vigentina con le sue case ricoperte di verde. Ci sono i Giardini della Guastalla, affacciati su via Sforza, tra i più antichi giardini di Milano e poi c’è il Policlinico che è uno specchio della città, con i suoi padiglioni particolarmente affascinanti dal punto di vista architettonico.

Non avevo mai pensato al Policlinico come a un luogo di fascino architettonico.
Non è l’unica ricchezza di questo genere a Milano. Mi viene in mente anche l’ospedale Niguarda con la sua facciata, le sue strutture imponenti, un chiaro esempio di architettura fascista, tutelato dalle belle arti. Sono molto legato alla chiesa dell’ospedale Niguarda. Al suo interno, c’è un’opera che mi sta a cuore, il Beato Gerardo, fondatore dell’Ordine di Malta, per tornare a CISOM.

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Cosa ti piace fare a Milano, quando non sei impegnato?
Mi piace girare con la macchina e, se non c’è traffico, perdermi lungo i suoi viali e le sue strade. Mi succede spesso, magari verso le periferie.

Cosa si scopre?
Dei luoghi insoliti, delle zone segrete della città che non ti aspetti. Poco tempo fa, per caso, guidando, mi sono trovato in zona Affori e ne sono rimasto colpito. Ho scoperto, per esempio, la chiesa di Santa Giustina, lungo il viale alberato che conduce verso villa Litta. Dei tesori nascosti, che magari non conosci, da scoprire soltanto perdendoti.

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