Amitav Ghosh: Venezia, porta tra Oriente e Occidente

L’autore indiano Amitav Ghosh, conosciuto in tutto il mondo per opere come Il cromosoma Calcutta, Il paese delle maree, La grande cecità e Il fiume dell’oppio, è un veneziano d’adozione. Frequenta infatti Venezia da quarant’anni, attratto dalla sua bellezza unica e dalla sua storia. Anche per questo l’ha scelta per ambientarvi il suo ultimo romanzo, L’isola dei fucili

Venezia era la città più cosmopolita del mondo, a quel tempo. I visitatori degli altri paesi d’Europa non mancavano mai di notare quanti stranieri ci fossero – inclusa gente del Levante, del Nord Africa, del Mali. Per questo Shakespeare ambientò a Venezia quei due drammi; era l’unico scenario possibile per personaggi come Shylock e Otello” ricorda Amitav Ghosh attraverso l’amica Cinta, uno dei personaggi che popolano il suo ultimo romanzo L’Isola dei fucili (Neri Pozza).

Amitav Ghosh: da Venezia il monito sul futuro del pianeta

Il narratore e antropologo di Calcutta (1956), considerato uno dei più grandi scrittori indiani di lingua inglese viventi, è particolarmente legato a Venezia. Tanto da avervi, appunto, ambientato gran parte della sua ultima opera. L’autore de Il cromosoma Calcutta, il romanzo (del 1995) che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo, afferma infatti di frequentare la laguna da almeno quarant’anni. “È la città più bella del mondo” dice nell’intervista che vi proponiamo.


Ma L’Isola dei fucili è da leggere come un monito che si leva sul resto del pianeta e sul suo futuro. “Dobbiamo fare qualcosa o eventi estremi come l’ultima mareggiata che ha allagato Venezia diventeranno la normalità” ammonisce. L’impegno ambientale ha portato Amitav Ghosh a scrivere già quindici anni fa Il paese delle maree. Il romanzo è infatti ambientato nelle Sunderbans, la foresta di mangrovie sul delta del Gange dove sono più evidenti i segni del cambiamento climatico. Il destino dell’arcipelago che si stende fra il mare e le pianure del Bengala si intreccia così con quello di Venezia.

Cosa lega Venezia alle Sunderbans?

Come Venezia, le Sundarbans sono soggette alle maree. È la più grande foresta di mangrovie esistente. Una meraviglia della natura. Ma a causa dell’azione dell’uomo e del cambiamento climatico, l’immenso arcipelago oggi è devastato da fenomeni climatici estremi.

Come nasce il suo amore per la città lagunare?

La frequento dal 1981, e per un periodo ci ho anche vissuto. È la città più bella del mondo. Ma in quarant’anni che la frequento l’ho vista cambiare tanto. Mi ha colpito vederla sommersa dalla recente marea. Ma questo è un fenomeno prevedibile. Sappiamo infatti che in futuro accadrà con più frequenza. Mi sconvolgere sapere che questo sarà visto sempre più come un fenomeno ‘normale’. La città, così come il resto del pianeta, si trova davanti a una terribile emergenza. Tutto questo è molto triste per una città che per cinque secoli è stata la porta tra Oriente e Occidente. Da Venezia si leva quindi un monito sul resto del pianeta e sul suo futuro.

Quali sono i luoghi a lei più cari?

Mi piace camminare per Cannaregio. Anche perché è abitato da una comunità di bengalesi, molti dei quali arrivano dalle Sundarbans. Ma sono troppi da elencare tutti i luoghi di Venezia che amo. Fra questi c’è senz’altro la basilica di Santa Maria della Salute, a Punta della Dogana. Il monumento è una sorta di grido che arriva dal passato. Fu infatti costruita nel 1631 come ex voto dai veneziani per la liberazione dalla peste che aveva colpito la città. Ci deve ricordare la fragilità della condizione umana.

Quale lettura dedicata a Venezia vorrebbe consigliare?

Amo molto, per esempio, i diari di viaggio di Ambrosio Bembo, un veneziano del 1600. Come Marco Polo, viaggiò molto in Asia.

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