Pensare l’oggi come un corridoio che conduce ad altro

Il corridoio è forse lo spazio meno nobile di una struttura, un luogo di attraversamento, di superamento. Una strettoia vuota, funzionale al raggiungimento di altro. La nostra situazione di inizio dicembre sembra proprio la materializzazione di quel passaggio obbligato verso l’apertura di porte ulteriori, note e inconoscibili. Quali nello specifico?

Suona la sveglia, è mattina, spengo il suono ripetitivo allungandomi cercando di non cadere dal letto. Puntualmente però rimango qualche minuto in più sotto le coperte, per pigrizia certamente, ma anche per continuare i miei sogni d’inverno. Provo a raccontarne uno. Immagino un lungo corridoio con tre porte chiuse che vanno aperte con un certo ordine. Delle grandi chiavi ornate nascondono non semplici stanze ma quadri che esprimono dei valori. Modalità viaggio dantesco, inizia l’avventura verso l’incontro di guide spirituali.

Dietro la prima chiusura appare la raffigurazione della nostalgia. Sentimento molto comune oggi, legato ad uno sconforto che ci fa guardare indietro, ai successi passati contro l’attuale staticità. La memoria di ciò che è stato può però essere la via per un ritorno verso il futuro con più desideri. Il pensiero scorre come l’acqua limpida e inarrestabile e mi fa procedere verso la seconda porta.

Appare, all’apertura, la fiducia come elemento centrale per un corretto rapporto con la difficoltà. Fiducia nel prossimo, nei confronti di chi lavora per aiutare, di chi rischia per salvare. La reciprocità è una risorsa da riscoprire contro il disorientamento, le fake news e la diffidenza che provocano solitudine. Per una vita non fatta di sfumature di grigio. Manca solo l’ultima soglia, alla fine del corridoio, in cui emerge l’immagine della speranza. Tra le tante citazioni della filosofa Hannah Arendt, in tale occasione, mi viene in mente quella che recita: Siamo nati per incominciare. Ci vuole speranza, energia, positività per allungare la prospettiva verso vedute senza pareti. L’instancabile fantasia è terminata, ora devo alzarmi per davvero, ma una domanda sotto il cuscino sgomita per essere pronunciata: tu che porte vorresti aprire?

Scacco matto

Il pittore olandese Samuel Van Hoogstraten, nella seconda metà del 1600, dipinge il quadro Vista su corridoio. Il pavimento a scacchiera riflette la luce, rende l’idea quasi di una scorrevolezza, e crea un motivo progressivo.

Una scopa, un cane in primo piano, un cappello che evidenzia una figura: la rappresentazione è analitica quanto simbolica e delinea un ambiente quotidiano.

Si percepisce il senso di profondità di un corridoio come passaggio, in lontananza si vede una sedia libera girata verso qualcosa che non vediamo. Voglio ben sperare che là di fronte ci sia la solita finestra aperta simbolo di speranza.

 

 

 

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