Madame Royale, il valore della favolosità

Cinquant’anni fa usciva sugli schermi il film Splendori e miserie di Madame Royale, una pellicola gay considerata minore dalla critica ma che nel tempo è diventata di culto per il pubblico. Un minuzioso libro lo celebra svelandoci ogni più recondito dettaglio

Quando si pensa a un cult movie a tematica LGBT i due primi titoli che probabilmente vengono in mente a chiunque sono The Rocky Horror Picture Show o Priscilla – La regina del deserto. Il 17 settembre di cinquant’anni fa, invece, Ugo Tognazzi ben otto anni prima di interpretare Il vizietto darà il volto al primo omosessuale ad assurgere al ruolo di protagonista assoluto in un lungometraggio italiano. Splendori e miserie di Madame Royale, ideato e diretto da Vittorio Caprioli, ex marito di Franca Valeri.


Personaggi gay secondari erano già apparsi in film nazionali. Questa volta però la sceneggiatura esplora e ricostruisce la vita “omo” che si svolgeva a Roma in un limbo temporale tra i moti di Stonewall (1969), la cui eco non si era ancora fatta sentire da noi, e la fondazione del Fuori! (1971)

La trama non è facile. Alessio è un cinquantenne ex-ballerino di rivista riciclatosi come corniciaio. Ha allevato come se fosse figlia propria Mimmina, la bambina avuta da colui che negli anni Cinquanta era stato il suo compagno, morto in circostanze misteriose. Passati i quindici anni Mimmina posa nuda per riviste equivoche e frequenta pessime compagnie cacciandosi in un guaio più grande di lei. Nel tentativo di aiutarla, Alessio è manipolato da un ambiguo commissario perché faccia da informatore. Così facendo si aliena le simpatie di un gruppo di ladri e ricettatori suoi amici che decidono di fargliela pagare…

Queste le miserie mentre gli splendori sono di Madame Royale. È L’alter ego en travesti di Alessio, che nel suo appartamento organizza feste in maschera sopra le righe con i suoi amici, come realmente accadeva all’epoca.

Quelle come me. La storia di Splendori e miserie di Madame Royale, nome ispirato alla canzone dei titoli di testa, è un corposo libro di Andrea Meroni e Luca Locati Luciani pubblicato da PM edizioni. Nella prima parte si concentra sulla genesi del film e sulle sue (s)fortune al botteghino ma anche sui fili conduttori della sceneggiatura e sulla psicologia del protagonista.

A corredo del tutto alcune interviste a persone che hanno contribuito o assistito alla realizzazione del film. Da , sceneggiatrice occulta del film, all’art director Pier Luigi Pizzi. Passando per Ricky Tognazzi che da giovane fu testimone perplesso dell’immedesimazione del padre Ugo nella vezzosa Madame Royale.

Un atto di amore per un film tutt’altro che perfetto, anche a detta dei fan più appassionati, ma che ne mostra il valore come testimonianza storica, riconoscendo il coraggio di un regista e di un attore come “alleati” della comunità arcobaleno in tempi molto più difficili per noi.

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