“Gli anni amari”, per amore di Mario (Mieli)

Il quinto lungometraggio di Andrea Adriatico Gli anni amari, incentrato sulla figura di Mario Mieli, uno dei primi attivisti italiani e tra i più importanti di sempre, doveva uscire nelle sale il 12 marzo scorso. La data fu scelta intenzionalmente perché coincideva con quella del suo suicidio avvenuto nel 1983 ma il lockdown purtroppo ha fatto saltare la distribuzione. Dal 2 luglio a Milano sarà possibile vederlo sugli schermi dei cinema Beltrade e Centrale

Gli anni amari vuole raccontare anche l’atmosfera dei cosiddetti “anni di piombo” (da cui l’allusione nel titolo), che si snodano lungo gli anni Settanta in parallelo al primo sviluppo dei moderni movimenti per i diritti civili LGBT nati a seguito delle rivolte di Stonewall e della conseguente creazione del Gay Liberation Front.

Il film inizia al liceo classico Parini con Mario Mieli, interpretato da Nicola Di Benedetto, già consapevole e
sfrontato omosessuale che si diverte a usare la sua acuta intelligenza e profonda cultura per provocare chi
incontra sul suo passaggio.


Figlio di genitori benestanti, il padre un industriale tessile di successo e la madre un’insegnante di lingue,
penultimo di sette tra fratelli e sorelle, Mieli vive un rapporto complicato con la famiglia che,
comprensibilmente in un’epoca in cui omosessualità era ancora sinonimo di disturbo mentale, non sa bene
come interagire con lui.

La gioventù e la vita notturna sfrenata, il viaggio a Londra e la scoperta fondamentale dell’attivismo LGBT
inglese. L’incontro con Corrado Levi (docente del Politecnico e sabotatore intellettuale) e Ivan Cattaneo (con
cui condivise palco e invettive del pubblico al Festival del Proletariato Giovanile al Parco Lambro). La
creazione del FUORI e la pubblicazione di Elementi di critica omosessuale con Einaudi, le interviste alla
RAI…

La regia di Adriatico esplora questi e altri aspetti chiave della sua breve esistenza. Soprattutto come Mieli
riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione ma, in contrasto, anche la sua profonda solitudine
che lo porterà a soli 30 anni a decidere di togliersi la vita.

Non penso che si offenderebbe se io lo definissi una Pazza con la p maiuscola e anche un Eroe, perché ci
volevano non indifferenti dosi di follia e di coraggio per attaccare un sistema culturale monolitico in cui
qualsiasi forma di diversità o di devianza erano da annientare. Grazie Mario, le nostre attuali libertà e felicità,
pur se incomplete, le dobbiamo anche a te.

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Per maggiori informazioni sul film: glianniamari.it