La propria regione come autentica riscoperta

Per settimane il nostro viaggio è stato solo quello intorno alla nostra camera, per usare le parole dello scrittore De Maistre. Quattro mura che abbiamo vissuto, percorso in lungo e in largo, custodito e protetto. Ora la fase 2 ci fa tornare in vita e al viaggio intimistico si accosta uno più reale, quello nella propria città e nella regione di appartenenza

La regione, quel confine invisibile, mentale, sociale, convenzionale. Quel terreno che acquista storia, tradizioni e peculiarità, così singola eppure così unita agli altri pezzi del puzzle Italia. Attualmente diventa il nostro unico raggio di movimento. Ancora per un po’ le limitazioni prudenziali accorceranno il nostro peregrinare.

Immagino un videogame, di quelli nuovi, tecnologici, siamo al secondo livello del gioco, per vincere ne mancano ancora alcuni e tuttavia più si scala la montagna e più si scorge la vetta. Noi come protagonisti della sfida guadagniamo mobilità, aiuti, punti bonus e penitenze. Superiamo ostacoli e gradualmente avanziamo verso la vittoria. Un grande aggiornamento ci è offerto arrivati più o meno a metà della missione: lo spostamento nel nostro microcosmo.


Non serve andare lontano

Il viaggio non è necessariamente esotismo, lontananza, fuso orario. Almeno, e a maggior ragione, in questo periodo. Il viaggio si verifica quando c’è scoperta, meraviglia, voglia di conoscere in un contesto in cui l’altro e il diverso si mostrano. Partire anche per percorrere pochi chilometri non implica carenza di stimoli, noia o passività. Certo, tutti vorrebbero una bella settimana alle Maldive eppure però pensandoci perlustrare la propria regione oggi non appare così limitante, vale quasi più di un biglietto solo andata per la luna. Il motivo? Perché si riconferma la premessa, il viaggio è tale se inizia con la giusta fame di conoscenza, se è desiderato.

Dopo la chiusura, ora la gita, la passeggiata tra parchi, borghi, paesini, comuni, scorci è un’opportunità. In valigia amuchina più mascherina e si corre verso quell’ignoto che resiste tra il già conosciuto, tra quei luoghi vicini che forse sono proprio quelli che ancora non si sono compresi. Che ritrovamento.

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