La primavera nelle opere d’arte

La porta con sé un senso di nascita e di rinnovamento. Vissuta, o rappresentata, può offrire numerose riflessioni. Scopriamo il senso di questa stagione ora che, in questo periodo storico, la guardiamo da dentro, dalle nostre case. Osserviamola attraverso l’arte e scopriamo la sua metafora con la vita

La primavera avrebbe senso senza l’inverno? La luce che sorge implica un principio dal basso, dal buio. La primavera è, allora, un periodo dell’anno molto apprezzato perché costituisce una ripartenza dopo la pausa invernale. Dopo il letargo arriva la prosperità ed è per questo che assume potere. Ora l’energia creatrice della primavera la stiamo solo osservando senza partecipazione. La stiamo contemplando dalla nostra casa-contenitore, in questo periodo così complesso che stiamo affrontando a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

La natura continua il suo ciclo vitale, dopo il freddo accoglie il calore e tutto sembra nella normalità. Siamo noi, esseri umani a non trovarci in continuità con la gioia del fuori. Se ci pensiamo, quello che stiamo vivendo – l’emergenza pandemica in corso – assomiglia più all’inverno come stato d’animo. Il nostro dentro è più invernale che primaverile. Non ci resta però che meditare e attendere, seppur in ritardo, il nostro risorgere. Ora limitiamoci a rallegrarci per la bellezza del paesaggio che, da sempre, fa il suo corso senza chiedere o pretendere nulla in cambio.


Dalla nostra soglia, guardiamo fuori e troviamo conforto perché d’altronde è la stessa natura che ci insegna, appunto, che partire viene dopo la sosta. Vale la pena, infine, per completare la riflessione, andare alla scoperta delle numerose rappresentazioni della primavera nella storia dell’arte.

La stagione generativa nell’

Come non parlare della Primavera di Sandro Botticelli. L’opera conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze, realizzata nel 1478, rappresenta l’emblema, non a caso, della primavera nell’arte. La pittura mostra nove figure della mitologia classica che incedono su un prato fiorito, davanti a un bosco di aranci e alloro. Si celebra l’amore, la pace, la prosperità. La vegetazione, infatti, è rischiarata dall’abbondanza di fiori e frutti. La protagonista del dipinto, benché non si trovi perfettamente al centro, è Flora, la personificazione della primavera.

 

Primavera di Monet, un’opera del 1886 conservata a Cambridge. Sono numerosi i dipinti che il pittore francese dedica alla stagione mite, ma questo in particolare colpisce per la sensazione di tranquillità che fa trapelare. Uomo e donna conversano o semplicemente si osservano immersi nel verde e nell’azzurro. Cielo e terra si fondono e tutto appare armonioso. Anche lo spettatore è chiamato a godersi il paesaggio ricco di vitalità, tipicamente primaverile.

 

Ora è il turno di Ramo di mandorlo in fiore o Ramo di mandorlo fiorito, un dipinto realizzato da nel 1890 ed esposto ad Amsterdam. L’opera propone un ramo di mandorlo fiorito che si erge verso l’alto sullo sfondo del cielo. Blu, turchese, bianco e verde: il colore catalizza perfettamente l’intensità della natura. Il dipinto rappresenta il simbolo della vita che la primavera incarna e diffonde.

 

Per concludere, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte, un dipinto del pittore francese Georges Seurat, realizzato nel 1883-85 e conservato a Chicago. Il quadro è tra le opere più note del movimento pittorico del puntinismo francese. La particolare tecnica pittorica che postula l’uso del punto come forma d’arte, conferisce una morbidezza alle figure che appaiono immerse in un’atmosfera di rarefatta luminosità che ricorda la primavera. L’esterno qui è assaporato da un pubblico borghese.

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