“Io e mia mamma separate da 10mila chilometri”. Lettera dal Messico

Samira, dal , ci racconta il dialogo con sua mamma, in piena pandemia e separate da diecimila chilometri di distanza. “Che la morte dei nostri anziani non sia vana, affidano il loro ricordo nelle mani di una generazione che, in gran parte, li celebrerà attraverso un post

San Jose del Cabo. Baja California Messicana. “Va bene filosofare, però, a dire il vero, l’Universo era già così. È stato l’uomo a rovinarlo negli ultimi vent’anni. Chi ne paga le conseguenze maggiori sono le persone che meno danni hanno fatto al pianeta: i nostri anziani con le loro vite“. Così rispose mia mamma qualche giorno fa, all’età di 75 anni, al video che, in un raptus d’emozione, condividevo con lei tramite WhatsApp – per superare i 10mila chilometri che ci separano.

Era uno di quei video emozionali che oggi rischiano di far collassare la rete e che ci ricordano che l’Universo e il nostro pianeta sono un Regalo, sono Saggi e li dobbiamo proteggere con Amore. Perché, come possiamo vedere in occasione di questa nostra reclusione globale, la Natura, rapida e audace, si sta prendendo la rivincita, recuperando gran parte dello spazio e della sovranità che noi le avevamo tolto.


La mamma ci riflette, io la sostengo. La vita dei nostri anziani, quella che hanno vissuto, con sacrifici, lotte, grandi valori e grandi sentimenti, sono le prime che il virus non risparmia

Sin dalla tenera età, una gran parte di giovani sembra camminare nel mondo con troppa noncuranza di fronte alla bellezza che li circonda. A meno che non la guardino attraverso lo schermo di un cellulare 5G con un filtro Instagram. Sì, intendo proprio quei giovani che non sanno parlare se non utilizzando degli emoticon. Quelli che non telefonano ma scrivono messaggi di testo, mentre fanno altre dieci cose, senza osservare le regole grammaticali. Che a tavola non riescono a sostenere una conversazione e devono avere il cellulare vicino al piatto. Ecco, sono loro quelli che rischiano di non comprendere e apprezzare la vita e i valori degli anziani, ora incapaci nella loro vecchiaia di lottare contro questa pandemia.

Sicuramente ora più di un millennial si alzerà in collera, offeso. Vorrà difendere la propria istruzione, la propria educazione e il proprio amore verso i genitori e i nonni. È certo che ci sono tantissimi giovani validi, pieni di buone intenzioni, valori e cuore! Però scommetto che, se gli chiedi di difendersi per una mezz’ora senza il cellulare a portata di mano, più di uno abbandonerà la causa o elencherà i suoi diritti civili, unici, di libertà d’espressione attraverso qualsiasi media. E il diritto ad avere con sé l’oggetto che gli preme di più… il cellulare!

La riflessione del momento non servirà a cambiare noi né cambierà il mondo. Disgraziatamente è così

Così dice la mamma. E anche qua le do ragione. Dimenticheremo tutto, signori. Quando avremo recuperato la nostra desiderata libertà, quando potremo nuovamente uscire indiscriminatamente e invadere parchi, centri storici, spiagge, riempiendo ogni luogo di rifiuti, ci dimenticheremo di tutto. Dimenticheremo questa pandemia, come ci dimentichiamo ogni anno dei morti di fame non appena facciamo la nostra annuale donazione presso la ONLUS di fiducia che ripulisce le nostre coscienze e spazza via le nostre vergogne. (E ancora una volta, più di uno si alzerà in piedi, inorridito, affermando che ogni settimana aiuta un povero senzatetto. Pero questa è un’altra storia).

Ricorda mia madre: “Figlia mia, ti eri ammalata e, nella sala d’attesa dell’ospedale, mentre attendevo con ansia di avere notizie dai medici, valutavo e modificavo a mente la mia scala di valori. Io, una mamma con qualche chilo di troppo, fissata con la moda e preoccupata perché i vestiti non mi cadevano bene, ero lì. Ferma come una statua e impotente, perché mia figlia di sette anni lottava fra la vita e la morte. In quel momento vidi così chiaro quello che veramente contava, che giurai a me stessa che da quel momento mi sarei allineata alla vera scala di valori. Sapevo di averlo capito e sapevo che da quel momento in poi mi sarei mossa solo in quel senso e in quella scala.

Dopo un po’ però confesso che, figlia mia, con te finalmente guarita e in salute, tornai a fissarmi sui miei chili
di troppo e sui vestiti che non mi stavano bene. Si, noi esseri umani siamo così. Non è che non impariamo, è che abbiamo la memoria corta“.

Io e mamma riflettiamo assieme e arriviamo alla conclusione seguente. Ci sono tanti giovani in gamba che sembra abbiano compreso meglio di altri coetanei il senso della vita. Quel senso assai chiarissimo per i vecchi. Sì, è vero, il pensiero positivo e la capacità di ringraziare per le cose e i valori che davvero contano ci elevano e ci proteggono contro diverse malattie, fra cui la depressione, la tristezza e magari anche contro questo maledetto virus. La Natura è saggia e quelli che la venerano e la rispettano, nell’amore e nella calma, vivono meglio. Magari che quei giovani saggi si salvino. Tuttavia sono pochi perché insieme possano salvare il mondo.

Normalmente quei pochi saggi non si muovono fra i social né usano gli hashtag, si circondano più spesso di persone e di emozioni reali

E mi approprio della chiaroveggenza di mia madre. “Stanno morendo gli anziani, quelli che meno danno hanno procurato al pianeta, quelli che a malapena capiscono la tecnologia odierna. Che meglio riciclano, sanno cucinare nel risparmio ma senza risparmiare sapori e aromi. Rispettano la natura e non buttano i rifiuti per strada. Aiutano in famiglia perché sanno che l’unione famigliare è importante e hanno un profondo rispetto per la vita“.

I nostri nonni vedono ora tutti quei bellissimi video che girano sul web, che parlano dell’energia, dei giovani, dell’unione, dell’allegria, dei nostri nuovi sforzi, del nostro futuro… A volte fra quelle immagini vediamo una vedova di ottant’anni che pur piangendo sulla tomba del marito torna a casa per accudire figli e nipoti, già. O quel vecchietto che, nonostante gli acciacchi, accompagna al parco i nipoti per sollevare dai loro “obblighi” i
super impegnati figli. Immagini sono sempre meno presenti rispetto ad altre. E queste azioni degli anziani spesso sottovalutate, credetemi, fanno sì che il mondo funzioni tanto quanto lo fanno funzionare gli influencer oggi giorno.

Certamente è una buona notizia che il virus si sia manifestato in maniera meno letale fra i giovani. Ma magari le giovani generazioni, guardandosi indietro e riflettendo su parole come queste che oggi scrivo, possano andare oltre le proprie coscienze e mostrarsi meno individualisti o preoccupati per il trionfo personale. Possano conoscere il valore della vita dei nostri vecchi e ricalcarne alcune tradizioni a favore di un futuro più equilibrato e, certamente, più unito e comunitario. Stanno morendo i nostri nonni, da soli, in ospedali e case di cura.

Sono anziani che affidano il loro ricordo nelle mani di una generazione che, in gran parte, li celebrerà
attraverso un post. Dimenticando quello che hanno fatto per tutte le generazioni che sono arrivate dopo di loro e per rendere migliore il nostro mondo.

Chiamatemi fatalista, però ho capito ciò che mia mamma intende dire e, disgraziatamente, sono d’accordo con lei. Speriamo che io mi sbagli, signori, speriamo che io mi rimangi queste parole. Che la morte dei nostri anziani non sia vana. Riprendiamoci quel legame e facciamo che il mondo torni ad essere, in parte, ciò che era. E un applauso per loro dalle nostre finestre, terrazzi e balconi!