Il Rinascimento: quello che ci aspettiamo dopo la quarantena

Il Rinascimento è stata un’epoca d’oro dell’arte sempre evocata come esempio di rifioritura e di crescita culturale. Un risorgimento che ha posto al centro un fecondo dialogo con il passato per meglio interpretare il futuro. Post Covid-19 tutti noi vorremo una rinascita. Partendo dallo spaccato di vissuto che ci ha resi protagonisti di molte sfide quasi come in un romanzo di formazione, siamo pronti a pensare a una ripartenza. Alla scoperta del Rinascimento andiamo allora a prendere spunto dall’antico

Il Rinascimento si sviluppa in Italia tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna e si presenta da subito come animato da un moto all’indietro verso la scoperta della classicità. Nasce l’idea di un uomo che può dominare la sorte con le sue capacità, un uomo consapevole in grado di studiare la tradizione e l’antichità per lo sviluppo. Si parla di un ricominciare reso possibile dalla fiducia nel genere umano e che pone come basamento il prima. Non è forse quello che sarebbe convenevole fare dopo l’emergenza Coronavirus? Un nuovo inizio che ripone fede nelle capacità collettive e tiene in considerazione l’antecedente.

La parola rinascita presuppone qualcosa di preesistente e per questo si differenzia dall’innovazione, non c’è rottura, ma piuttosto rinnovamento. Il ritorno alla quotidianità prima della crisi sanitaria sarà sicuramente, allora, come il Rinascimento, patirà dal passato per cambiare il presente. Con una grande differenza: l’epoca rinascimentale ha lavorato con l’idea di armonia ed equilibrio ripresa dalla classicità, noi più che osservare la perfezione del giorni trascorsi, impareremo dalla loro confusione. Ma ciò che interessa è il guardare dietro per fare meglio e la speranza riposta in questo gesto. Abbiamo tante risorse da sfruttare e forse il nostro debutto sarà ancora più memorabile di quello avvenuto tra la fine del 1300 e la metà del 1500.


La città ideale

La città ideale è un quadro di autore ignoto, databile in pieno Rinascimento tra il 1480 e il 1490 e conservato a Urbino. Esprime l’ideale di bellezza e perfezione che il periodo storico in questione voleva recuperare e celebrare.

Una classicità protagonista in tutta la sua armonia delle forme e della prospettiva. Aldilà del senso dell’opera in relazione al suo tempo, ritengo che sia perfetta per i nostri giorni.

La piazza vuota con il silenzio di uno spazio senza persone, ricorda le città di oggi. Poi quella porta aperta, quell’ingresso nel tempio seppur cieco, lascia un po’ di speranza, come a dire: c’è qualcosa di altro, da scoprire. Non sarà forse la fine della ?

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