Negroni

Un altro Negroni è possibile, ma miscelare con cautela

A un secolo dalla sua nascita, abbiamo chiesto ad alcuni affermati bartender di locali milanesi di proporci la loro versione personale del Negroni

Si fa presto a dire Negroni. 10, 100, 1000… il celebre cocktail, che quest’anno brinda al suo primo secolo di bancone, ben si presta a essere rivisitato. Attenzione però, è più che mai necessario miscelare con cura: osare è prova di forza e coraggio, ma se si supera il confine del consentito ci si smarrisce, finendo per incappare in una colossale figuraccia. Giocare con il sacro va bene, a patto di non mancare di rispetto. Si parla pur sempre del cocktail italiano più famoso e bevuto sul pianeta Terra.

Poi può capitare ovviamente di sbagliare e al contempo cavarsela alla grande. Ma è raro. Anzi per il momento unico. Unico come Mirko Stocchetto. Lui era il proprietario e barman del Bar Basso che nel 1972, in una fredda e uggiosa giornata milanese, mentre preparava un Negroni ha confuso (forse volutamente, forse no….) una bottiglia di gin con una di Prosecco. Da lì è nato lo Sbagliato, l’errore vincente più famoso della storia della miscelazione italiana (e mondiale). Bollicine e non ginepro…


Con in mente questa storia, abbiamo gironzolato per alcuni noti locali milanesi e chiesto ai rispettivi bartender di proporci un loro ‘twist’ del drink inventato a Firenze, nel lontano 1919, dal Conte Camillo Negroni.

Ecco cosa abbiamo scoperto e assaggiato. Se vi trovate da quelle parti…

Lo Straniero By Rufus

Certo che passa lo straniero. Eccome se lo fa. Senza spintonare, ma andando delicatamente a prendere sottobraccio gli altri ingredienti del cocktail preparato da Alessandro De Luca, bartender del Rufus, cocktail bar in Via Da Giussano 2. Un drink, denominato appunto Lo Straniero, che rilegge il Negroni integrando Campari, Carpano Classico e mezcal Kalua, per infine guarnire il bicchiere con un’elegante fettina di arancia e qualche chicco di caffè. Proprio dal distillato messicano De Luca ha ricavato il nome della sua bevanda miscelata. Ce lo spiega: “Il mezcal nonostante la sua grande forza a livello organolettico, risulta ancora sconosciuto a molti consumatori italiani. In questa rivisitazione lo si può scoprire bene, cogliendone i molteplici plus sprigionati dal processo di miscelazione”. Que viva Negroni!

Lo Straniero
Lo Straniero

Il Negroni del Centenario by Pandenus

Tris di bitter (Campari, Martini Riserva, Galliano), di vermouth (Martini Rubino Riserva, Antica Formula Carpano 17, Cinzano 1757) e di gin (Bombay Stars, Bombay Dry e Giass). È questa la triplice ‘triade’ utilizzata per realizzare Il Negroni del Centenario, il cocktail creato dal noto bartender Alessandro Melis che capitana le operazioni al banco del Pandenus di Piazza Gae Aulenti. ”Lo prepariamo in bottiglia vintage da un litro e lo vendiamo direttamente al cliente che però ha l’occasione di assaggiarlo anche al bicchiere. L’idea di usare un tris di gin, vermouth e bitter, nasce per dare vita a un drink morbido e al tempo stesso affinarne la forte e decisa personalità”. Caratteristiche che, appunto, frullavano nella mente del Conte Camillo quando, una secolo fa, si presentò al banco del Caffè Giacosa di Firenze e diede l’input per la ricetta del Negroni.

Il Negroni del Centenario
Il Negroni del Centenario

C’era una volta il Negroni by Drinc

Il Pisco può dire la sua sul Negroni e contribuire a dare quel tocco di colore diverso al celebre cocktail italiano. Questo il pensiero balzato in testa di Luca Marcellin, bartender del Drinc (Via Plinio 32). Un pensiero improvviso che lo ha convinto a preparare la bevanda mixata e da lui battezzata C’era una volta il Negroni. Una signature dove al distillato peruviano il barman associa bitter bianco, vermouth, mezcal, sciroppo di uva, e una curiosa spruzzata di bitter al sedano. ”La mia è anche una provocazione: stravolgo le regole cromatiche classiche. E così, se il Negroni sposa da sempre il rosso, oggi si concede uno strappo alla tradizione e corre a indossare il vestito bianco. Il drink che ho realizzato ha un sapore amarognolo, leggermente affumicato ed erbaceo”.

C'era una volta il Negroni
C’era una volta il Negroni

La Papessa by l’Opera 33

Il cambio al vertice consiste nel sostituire il classico vermouth Rouge con quello Dry. Terry Monroe (leggi la sua recente intervista al nostro sito) parte da questa modifica in corso per trasmettere al Negroni un tocco personale di femminilità al noto cocktail Il Cardinale che, in questo caso, diventa La Papessa. Il vermouth viene poi miscelato con bitter Campari alla rosa ottenuto con estrazione tramite sifone gourmet usando n2o e pressurizzato. Si aggiunge, a seguire, gin e due gocce di bitter orange, mentre una rosa orna il bicchiere. ”Fresco, primaverile, dal gusto ruffiano e di facile beva. Da accompagnare con olive in salamoia affumicata e chips al pepe”, ci dice la proprietaria dell’Opera 33 (Via Farini 33) mentre finalizza la preparazione del suo Negroni ‘con la gonna’.

La Papessa
La Papessa

L’è Bon by Milord

In termine tecnico si chiama ‘build’, che consiste nel miscelare tutti gli ingredienti all’interno di un singolo bicchiere. Questo ha fatto Cristian Lodi, bar manager del cocktail bar Milord in Piazza Bernini. Dietro il banco del suo locale ha ideato una versione personale del Negroni. Il drink così ottenuto l’ha denominato L’È Bon e lo serve in un bicchiere Old Fashioned nel quale confluiscono Campari (3 cl), shrub di pere, Cinzano 1757 Rosso e acquavite Poli. ”Ho sostituito il gin con un distillato di uva per dare al cocktail note pungenti che si amalgamo dando vita a un sapore di base in generale amabile e non troppo incisivo – ci spiega Lodi –. La mia intenzione è stata rivedere il celebre Negroni con un twist che parli esattamente la sua stessa lingua, vale a dire l’italiano”.

L'è Bon
L’è Bon

Kaiser Soze by Wolf

Ciak si mixa! Ricordate la pellicola di culto I Soliti Sospetti? Ecco, partendo dall’idea che il colpevole può a volte essere quello meno apparente, Tommaso Lupo, bartender del Wolf in Via Canonica 13, ha preso spunto per ricamare una sua versione del Negroni. Il nome della signature: Kaiser Soze, appunto il protagonista del film interpretato da Kevin Spacey. Passando dunque al il drink, la sua composizione prevede gin Drouin conservato in botti di calvados (3cl), Campari alle erbe ‘home made’ (3 cl), vermouth (3 cl), uno spoon di genepì. E poi la sorpresa: uno slice di pera. ”Ho pensato che il Negroni è il grande boss, mentre Kaiser Soze il cocktail che non ti aspetti con la presenza della pera – spiega Lupo –. Il cocktail è preparato in una tazza Kobayashi di ceramica. Come nel film di Bryan Singer”.

Kaiser Sole
Kaiser Sole

Com’è bella la città

Milano è sempre la città di Yuri Gelmini. Anche nei suoi drink (leggi qui cosa ci ha raccontato il bartender poco tempo fa). Partendo dal Duomo, il barman del Surfer’s Den (Piazza Caduti del Lavoro 5) ha messo insieme alcuni ingredienti e dato via a una personale rivisitazione del Negroni in chiave, appunto, meneghina. Bitter (3 cl), Martini Rubino (3 cl) e 2/3 gocce di bitter aromatico al caffè, con Indian tonic a colmare il bicchiere. Guarnizione: scorza di arancia che ne guida una al limone. ”Ho voluto aggiungere il bitter al caffè perché proprio questo ingrediente è fondamentale per un milanese tipico. Una tazzina è il giusto rimedio per concedersi una. piccola pausa in una città che viaggia a grande velocità”.

Com'è bella la città
Com’è bella la città