Si amplia il 7’s Giò

Mario Governa è abituato a conversare con le persone guardandole dall’alto verso il basso. Non lo fa per sentimento di superiorità, tutt’altro, ma con i suoi due metri e qualche supplementare centimetro di altezza è obbligato a chinare il capo quando parla con chi non è ‘al suo livello’. Ex cestista professionista, ha calzato le celebri scarpette rosse dell’Olimpia Milano dove ha militato negli anni 80. Carriera ricca di trofei vinti con la squadra meneghina, anche se lui stesso si definisce un illustre panchinaro.

Il 7's Giò di Piazza Duomo ha appena ampliato i suoi spazi

Il 7’s Giò di Piazza Duomo ha appena ampliato i suoi spazi

Un tocco di modestia che rende subito simpatico questo gigante buono. “Giocavo, per intenderci, con dei campioni fenomenali del calibro di Dino Meneghin, Mike D’Antoni e Bob ‘do do’ McAdoo. Era inevitabile finire in panca“, ci confida in una fredda e uggiosa serata milanese di febbraio, mentre ci accoglie per l’inaugurazione della nuova sala creata al piano superiore del suo locale, il 7’s Giò, che letto tutto di fila si tramuta in una tipica espressione meneghina, sètes giò, che significa ‘siediti qua’ (e detto da un panchinaro…).

Un invito pronunciato con tono amichevole da Governa quando accoglie il cliente che varca l’uscio del locale situato in Piazza Duomo al civico 17, là dove prima c’era solo la bakery all’entrata e ora si è aggiunto uno spazio per pranzare, fare aperitivo e cenare entro le nove di sera. Lo scenario proposto è davvero suggestivo: dalle vetrate del nuovo ristorante si ammira la cattedrale simbolo della città.

Il classico risotto con l'ossobuco, in menu da 7's Giò

Il classico risotto con l’ossobuco, in menu da 7’s Giò

Posizione tattica, a prova di turista, ma soprattutto, come afferma lo stesso titolare del posto, “pronta a catturare l’interesse anche dei milanesi che spesso si tengono alla larga dai ristoranti troppo centrali. Una bella scommessa, una delle tante che sto giocando da quando ho scelto di fare il ristoratore. Lavoro complicato. Era più facile fare un canestro da tre“. Sarà, ma intanto il Duomo in bella vista è un valido alleato.

Il ruolo di playmaker invece lo svolge il cuoco in cucina da dove escono alcuni piatti della tradizione meneghina e italiana. Il menu parla la lingua della Madonnina e ha prezzi contenuti, considerando che con circa 30 euro si ha diritto a primo, dolce e calice di vino. In controtendenza con gli scontrini medi della zona, decisamente più salati.

Tra i piatti proposti, anche il gran hamburger di fassona

Tra i piatti proposti, anche il gran hamburger di fassona

Milanodabere.it propone il seguente quintetto base: Ossobuco alla Milanese (quello vero!, rivendicano a gran voce dalla cucina del locale), Spezzatino di Vitello, Mondeghill (le polpette fritte ‘alla milanese’), hamburger di carne Fassona e, dulcis in fundo, l’immancabile Tiramisù. Sazi e soddisfatti, è possibile acquistare come souvenir tazze rivestite di celebri espressioni in meneghino. Roba da collezionisti. E amanti del dialetto milanese.

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