Se a parlare non resta che il fiume

Nuove frontiere: in mostra al Mudec il progetto Geografie del Futuro

Quali tipi di geografie definiranno i confini della nostra conoscenza del mondo nel futuro? È quello che cercherà di raccontare il progetto Geografie del Futuro, al Mudec

Dal 28 settembre al 14 aprile 2019 il Mudec presenta il progetto Geografie del Futuro, palinsesto di mostre e appuntamenti che raccontano una nuova idea di geografia. 

A partire dagli anni ’60 i cosiddetti cultural studies definirono nuovi campi di interesse dell’esplorazione. Da un lato fornendo ai geografi elementi di riflessione di natura sociale, etica e antropologica dell’uso del territorio. E dall’altro dando avvio al cosiddetto spatial turn. Una lettura della realtà dove risulta imprescindibile e irrinunciabile la dimensione spaziale in cui avvengono i processi sociali, politici ed economici.  

Il progetto Geografie del Futuro si pone l’obiettivo di raccontare il sapere geografico come rilevamento di territori e di culture nei loro rapporti, letti attraverso la lente di diverse discipline di studio. Progetto che mette insieme tre mostre e un ricco palinsesto di appuntamenti per riflettere sul tema della disciplina geografia. Cercando di capire quali tipi di geografie definiranno i confini della nostra conoscenza del mondo nel futuro.

Manifesto del film “Italia K.2” 1955 Crediti Museo Montagna CAI Torino, in mostra al Mudec
Manifesto del film “Italia K.2” 1955 Crediti Museo Montagna CAI Torino, in mostra al Mudec

A inaugurare il progetto, dal 28 settembre al 10 febbraio 2019 è la mostra Capitani Coraggiosi, racconto dell’avventura umana della scoperta dal 1906 al 1990. L’esposizione, scelta dal Museo delle Culture per celebrare il Novecento Italiano, indaga le frontiere dell’esplorazione novecentesca fino a oggi. Attraverso opere della collezione permanente del Mudec, fotografie, filmati e cimeli di famose spedizioni, sarà possibile partecipare alla trasformazione del concetto di esplorazione nell’ultimo secolo. Dalle vette allo spazio, agli abissi.

Il 28 settembre e fino al 6 gennaio 2019  inaugura anche la mostra Se a parlare non resta che il fiume. Oggetto dell’installazione multimediale è l’esplorazione di luoghi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La bassa valle dell’Omo in Etiopia e il Lago Turkana in Kenya la cui geografia fisica e umana rischia di cambiare per sempre. Intreccia il lavoro sul campo della fotografa ed educatrice Jane Baldwin con l’impegno di Survival International (da cinquant’anni in lotta per la sopravvivenza dei popoli indigeni in tutto il mondo) e la creatività artistica di Studio Azzurro.

Ritratto di Celestino Usuelli. Crediti Archivio Storico Gardella – Fondo Usuelli
Ritratto di Celestino Usuelli. Crediti Archivio Storico Gardella – Fondo Usuelli

Infine The Art of Bansky – A Visual Protest che inaugura il 21 novembre fino al 14 aprile 2019 è la terza del progetto Geografie del Futuro e una delle mostre più attese in Italia. Con questo artista la relazione con la geografia e il paesaggio si connotano di tratti assolutamente sociali. Di Banksy verrà analizzata l’attitudine sperimentale, l’attenzione sulle realtà urbane. E la teoria della psicogeografia secondo cui lo spazio di azione dell’artista è il territorio e il senso di appartenenza.

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Informazioni
+39 0254917
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Dal: 28/09/2018 al: 14/04/2019
Tortona
Via Tortona, 56 - Milano
Medio
Lunedì dalle ore 14.30 alle ore 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30; giovedì e sabato dalle ore 9.30 alle ore 22.30
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