The Boys in the Band: bentornato Harold

In scena a Milano al Teatro Nuovo dal 14 al 16 febbraio The Boys in the Band, la tragicommedia a tematica gay che ha cambiato la storia dello spettacolo

In un appartamento a New York un variegato gruppo di amici omosessuali si ritrova per festeggiare il compleanno di uno di loro, ma in un crescendo di bevute, attriti e battute acide la serata finirà in maniera imprevedibile. Nel 2018, un anno prima del cinquantesimo anniversario degli Stonewall uprising, le insurrezioni che segnano simbolicamente l’inizio della lotta politica organizzata per la rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali e transessuali, Broadway ha visto il ritorno di The Boys in the Band.

L’opera teatrale gay del commediografo americano Matt Crowley andata in scena per la prima volta al Theatre Four di New York il 14 aprile 1968, che ebbe l’incredibile numero di 1001 repliche.


In Italia l’opera è maggiormente conosciuta come Festa per il compleanno del caro amico Harold. Si tratta del titolo dell’adattamento cinematografico realizzato nel 1970 da William Friedkin (regista di L’Esorcista e del film gay cult Cruising con Al Pacino come protagonista). La regia di Giorgio Bozzo (il creatore delle canterine Sorelle Marinetti) e la nuova traduzione di Costantino della Gherardesca. I ragazzi della band arrivano per tre serate a calcare ancora le scene cittadine al teatro Nuovo. Un successo dopo le anteprime tenutesi a giugno dello scorso anno allo Spazio Teatro 89 e al Padiglione di Arte Contemporanea in occasione della settimana del pride.

Un fenomeno di costume

La pièce fu un vero e proprio fenomeno di costume in un’epoca in cui la cultura LGBT esisteva sottotraccia. Diventando un classico, conserva tutt’oggi la propria forza espressiva, riuscendo a restare molto interessante e divertente. In un mondo digitalizzato dove il telefono con il filo (niente anticipazioni) sembra appartenere alla preistoria, è un testo che non serve solo a ricordare come vivevano le generazioni arcobaleno precedenti. Fa capire come le nostre narrazioni siano benzina nel motore della nostra libertà. Un messaggio importante per i più giovani e non solo.

Costantino della Gherardesca descrive così The Boys in the Band

Un testo pieno di vita e molto divertente da tradurre; le battute hanno saputo resistere al passare del tempo. La trama è ricca di sorprese, aggancia l’attenzione dello spettatore e lo trascina come un fiume in piena verso un finale rivelatorio che lascia senza fiato. I ragazzi di Crowley sono personaggi in cerca di emancipazione e di liberazione sessuale, eroi che lottano con le proprie nevrosi prima ancora che con una società che non li tollera. Sono personaggi complessi, non sono semplici maschere. Per quanto non facciano nulla per farsi amare è difficile non provare una profonda empatia nei loro confronti”.

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