La danza non si ferma, la challenge di Dancehaus

Dancehaus lancia la challenge La non si ferma e gli studenti rispondono da tutta Italia, a passo di danza. Un messaggio di energia e di positività, in soli sessanta secondi. Le dichiarazioni degli studenti

La danza è la risposta. Dopo il video delle etoiles del Teatro Alla Scala, in breve diventato virale, che documenta gli allenamenti “casalinghi” del corpo di ballo in questo periodo di emergenza sanitaria, ci lasciamo incantare da #Ladanzanonsiferma. Si tratta della challenge di DanceHaus, una delle dance-community più grandi d’Italia, fondata da Susanna Beltrami. Il messaggio nasce alcuni giorni fa e si è rivolto agli oltre 200 studenti dei dipartimenti didattici della struttura con sede a Milano. Per dimostrare, attraverso la loro arte, che per davvero la danza non si ferma.

Cari studenti. Avete 60 secondi di tempo per esprimere attraverso il vostro corpo un messaggio di energia e positività, legato alla vostra passione e vitalità a partire dall’hashtag #ladanzanonsiferma


Uno stimolo di una decina di giorni fa, quando ancora l’emergenza sanitaria non era precipitata come oggi. Il risultato? Sorprendente. Una vera opera in danza, un racconto proposto da più di sessanta allievi (Accademia Susanna Beltrami, DanceHaus Hip-Hop Department e Accademia Kataklò diretta da Giulia Staccioli).

Abbiamo contattato gli studenti protagonisti dei video diffusi sui social

La danza non si ferma, anche se il mondo sta iniziando a rallentare. Va piano, anzi pianissimo e la mia sensazione è quella di essere un qualcosa senza forma, ma nel senso buono dell’idea eh! Tipo una medusa che si fa trasportare dalle onde. Le onde basse di un lago quando c’è il sole e le barchette sono ancora tutte ancorate al molo. E chissà per quanto ancora ci resteranno. Mi sento così, in una leggerezza strana costretta dentro una stanza, ma senza pareti e con un soffitto altissimo. #ladanzanonsiferma e, anche se reclusa, continua a vibrare come un organo fin “su nell’immensità del cielo”. Francesca (Pistoia) –  DanceHaus Hip Hop Department.

Sto cercando la bellezza, la presenza anche solo virtuale di una comunità danzante mi rasserena. Infatti, proprio come in una classe di danza, in questi giorni ognuno deve contribuire a creare le condizioni ottimali per sé e gli altri. Avere una consapevolezza di gruppo ci aiuterà per risollevarci da questa situazione. La danza non si ferma, sosteniamoci a vicenda e continuiamo a creare!Beatrice (Brescia) – Accademia Susanna Beltrami.

Quando tutto è in disordine per istinto cerchi quelle cose che ti riportano alla normalità. Che ti fanno pensare che ogni cosa che accade può essere un’occasione. In queste settimane ho imparato che il mio corpo non può certo restare indifferente ma può essere differente. Così sto scoprendo possibilità nuove di evasione da una realtà che non può certo essere ignorata ma arricchita e migliorata da immaginazione e fantasia“. Barbara, (Palazzolo Acreide – Siracusa) – Accademia Susanna Beltrami.

Un semplice hashtag che raccoglie l’enorme volontà di noi ragazzi, artisti e docenti che si rifugiano nella propria arte per viaggiare e uscire da quelle mura dove, purtroppo, ora siamo “costretti” a rimanere, data la difficile situazione che tutto il mondo e, soprattutto, il nostro Paese sta passando“. Matteo (Roma) – Accademia Susanna Beltrami.

“In questo momento di forzata solitudine mi sono resa conto che ci sono cose che semplicemente fanno parte di te, che tu sia a casa o lontana da casa, in un luogo affollato o circondato solo dalla natura. Ed è stato questo il motore che mi ha mosso, il ricordare che chi sceglie l’arte come stile di vita ha la capacità di comunicare, raccontarsi ed esprimersi in qualsiasi condizione si trovi. La danza non si ferma perché è intrinsecamente legata al cuore, alla mente e al corpo di chi danza. Valentina (Bari) – DanceHaus Hip Hop Department.

“Mi fa paura riscoprirmi nudo davanti a me stesso, privato di ogni maschera. Danzando, a volte ridi, a volte piangi e la maggior parte delle volte non sai neanche perché e, così vicino a te stesso, scopri che la domanda non è perché ma chi. Mi spaventa parlarmi, qualcuno di questi chi è buio, intimo e terribilmente onesto, ecco perché cerco di parlarci un po’ ogni giorno. Vivo costantemente in questa contraddizione, ma è grazie ad uno di questi giorni che ho scelto di vivere ascoltando il movimento. Forse #iorestoacasa ci regalerà 14 di questi giorni”. Gian Mattia (Venezia) – Accademia Kataklò.

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