Elisabetta Carosio e le sue storie della buonanotte su Facebook

La regista Elisabetta Carosio, sua è la Compagnia Lumen, propone il Decameron su . Antidoti per una buonanotte, per raccontarsi storie “In un tempo così sospeso e impaurito”

Tenere vive e attive alcune forze che fanno parte del fatto teatrale in un momento in cui il teatro come scambio in presenza non è possibile“. Ecco perché Elisabetta Carosio si è inventata l’iniziativa da seguire, Decameron – Storie e antidoti per una buonanotte.

Andiamo con ordine. Elisabetta Carosio, diplomata in scenografia a Brera e in regia alla Paolo Grassi, fonda nel 2014 Compagnia Lumen. Progetti, arti, teatro e da allora alterna il lavoro sulla prosa contemporanea a quello sulle produzioni per l’infanzia.


La mia Compagnia Lumen. progetti, arti, teatro, come molte altre, in questo periodo ha perso un debutto e ci siamo trovati fermi anche con i corsi che avevamo in calendario. Così questa idea di trovarsi a raccontarsi storie composte ad hoc su un tema come nel Decameron mi è nata come un’idea un po’ per scherzo per qualche amico. Oggi è una realtà che cresce al ritmo di un centinaio di membri al giorno. Perché ha intercettato un bisogno e un piacere: quello di trovarsi la sera a raccontarsi storie in un tempo così sospeso e impaurito.

Possono raccontare tutti, non solo i professionisti del settore, che sono certamente una buona parte. Proprio perché quello che stiamo facendo non è teatro ma condivisione e formazione del senso di comunità tra persone“.

La sua iniziativa è l’occasione per parlare della “cultura bloccata” in questo difficile periodo di emergenza sanitaria, e di come ci possano essere misure alternative, come la sua.

Cominciamo con la tua esperienza personale.

L’esperienza del gruppo Facebook “Decameron-Storie e antidoti per una buonanotte” va in questa direzione. Tenere vive e attive alcune forze che fanno parte del fatto teatrale in un momento in cui il teatro come scambio in presenza non è possibile. Parlo di tenere vive l’importantissima funzione del “fare comunità” prima
di tutto. Comunità civile e comunità artistica. Stimolare la creatività e il pensiero, generare energie vitali e trasformanti utili a leggere il presente e modificarlo, stare in relazione. Donare e condividere storie con gli altri.

Come poter assistere, come partecipare?

Per far parte di Decameron – Storie e antidoti per una buonanotte basta fare domanda di ammissione al gruppo o essere invitati da un membro. Non abbiamo aperto il gruppo perché ci sembra indispensabile mantenere l’idea di varcare una soglia aderendo alle regole di una comunità che sono sinteticamente riassunte nella sezione regole.

Triennale, Decameron: il progetto in streaming QUI

Elisabetta, lo può essere una valida soluzione alternativa, in questo periodo?

Penso che ci siano prodotti culturali la cui fruizione è possibile in streaming. Per altri eventi invece, come quelli più puramente teatrali, non possibile sostituire il valore della relazione in presenza. Personalmente ritengo il teatro filmato un documento e non una esperienza. Una testimonianza e non un rito. Penso però che si possano rendere fruibili dei contenuti tenendo conto delle specifiche dei mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione. Senza pretendere di “sostituire” un fatto magicamente insostituibile come il teatro, ma tenendo accesa la comunità che di quel fatto sente la mancanza.

Elisabetta Carosio – compagnialumen.it

Resta il fatto che i teatri, come molte altre realtà, rimangono chiusi al pubblico per un po’ di tempo.

Rispetto alla nuova direttiva che impone il fermo a molte attività fino al 3 aprile, tra cui quelle di spettacolo dal vivo, voglio come cittadina fidarmi che questo provvedimento sia una misura necessaria per la salvaguardia della nostra salute fisica. Penso che in una situazione simile sia molto importante, oltre alla salute fisica, occuparsi anche della salute mentale dei cittadini. Porgendogli le informazioni in modo che siano spinti a farsi positivamente carico della salvaguardia degli altri, con particolare attenzione ai più deboli.

C’è un messaggio in particolare che vuoi dare alle istituzioni, o alla società?

Le persone quando sono terrorizzate rivelano spesso lati che non consideriamo accettabili, che stimolano grande conflittualità. Ma sta succedendo anche il contrario. Una buona fetta della popolazione e anche del mio settore riscopre un sentimento di fratellanza, di desiderio di relazioni orientate a comprendere l’altro nelle sue paure e motivarlo alla responsabilità. Pensando insieme a soluzioni e orientandosi alle energie positive che possiamo sprigionare come comunità per far fronte a una emergenza.

Le istituzioni hanno il duro compito di capire come arginare il danno economico e psicologico di questa situazione con provvedimenti pratici e con una comunicazione adeguata. La società ha il compito di fare squadra, limitare la tendenza all’insulto e alla prevaricazione e coltivare le forze che servono a non soccombere alla depressione e alla paura facendo fronte comune.

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Secondo Elisabetta Carosio, il teatro può essere conforto verso una società così impaurita?

Sì. Il teatro, o meglio, molte delle sue componenti possono certamente essere messe a servizio di un momento del genere. Il teatro ma più in generale la relazione, il pensiero, la bellezza sono potenti strumenti contro la paura, sono energie vitali che, formalizzate o meno in uno spettacolo, possono tenere alti i
cuori. Non possiamo fare spettacoli ma possiamo usare le nostre competenze per alimentare le persone.

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